Like Knows Like *Wasted Rita

Una cosa che se ci si vuole bene bisogna fare una volta al mese, che non è poi così difficile, e se vuoi ci puoi andare anche tutti i giorni sempre e te lo metti anche nei preferiti, o non ci vai mai e poi te li guardi tutti uno dopo l’latro, insomma è andare QUI, o qui o qui. si è capito.

Ci trovi sempre le cose belle fatte dalla gente bella che dici uau.

E insomma questo mese c’è lei

che è lei

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non so se la conoscete, e non so se mi spiego.
Che tu dici sì vabbè lo faccio anche io, però lo fa lei. ecco.

Guardare tutto, dice cose che le vuoi riascoltare.

Molière in bicicletta

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Ma non ce n’era bisogno, tranquilla! e invece forse sì, me voilà

Seba, anche conosciuto come Saverio, mi consiglia sempre dei bei film (per lo più introvabili), e alla mia domanda: “Ma il Capitale umano l’hai visto?” mi risponde random parlandomi di questo film, che se poi vogliamo trovarci qualcosa in comune tra i due diciamo che in entrambi i casi il pretesto resta decisamente lontano e migliore del risultato. Filmaccio di Virzì a parte, il problema dei suoi consigli è che terminano sempre con il racconto dell’intero film, sì, finale compreso, e per questo film non c’è stata eccezione. Facciamo così, misantropia amica mia, il finale citazionista lo dico anch’io: “Ormai detestate l’umana natura.. Sì, per me è una spaventosa sciagura”.
Ecco, ma è andata bene, questo è uno di quei casi in cui se anche sai già come finisce non cambia proprio gnente.

Isolotto francesino vicino a La Rochelle. Serge, dopo aver deciso di non fare più l’attore, schifato dalla povertà delle persone di spettacolo e dalla loro mercificazione, si rifugia e isola (ridere) dal mondo intero, solo e incattivito. Fino a quando Gauthier, attore di quelle serie tv che ti fanno riconoscere per strada da sciure e tassisti, decide di interrompere il silenzio di Serge per proporgli di ritornare a recitare in un suo spettacolo teatrale: Il misantropo di Molière, così da poter riscattare la propria carriera di attoruccio.

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pausa ripassino su Il misantropo, che così siamo tutti contenti
Alceste, protagonista idealista, intransigente ai proprio principi etici anche se in contrasto con quelli sociali, innamorato della bella Célimène se ne dovrà separare per incompatibilità. Antagonista della vicenda è Filinite, realista convinto che il mondo non si possa cambiare e che per sopravvivere ci si debba adattare all’immoralità e alla falsità propria della società.
Alceste, tenendosi stretti i suoi ideali, finirà per essere allontanato da tutti, abbandonando la mondanità per la solitudine.
fine ripassino
– – –

Entrambi primadonna non vogliono demordere su chi farà la parte di Alceste, tanto da rimandare la decisione ad un testa e croce, che li farà continuamente alternare tra i due personaggi. Nell’infinita serie di prove le parole di Molière fanno da didascalia allo scontro dei caratteri e alle similitudini tra persona e personaggio. Così poco sottile da cogliere come parallelismo da farlo diventare ridondante (lontanissimo è lo splendore di Venere in pelliccia). Alla banalizzazione del tutto concorre un contorno poverissimo, dove l’italiana Maya Sansa (io l’ho guardato in italiano e dio mio il suo doppiaggio mio dio) ha il ruolo dell’itagliana innocua tentatrice e triste preda contesa tra i due, una tristissima Célimène; il tutto poi inframmezzato da insulsi giri in bici e banali vicende di paese.

Rimandando alla rappresentazione teatrale un personale tentativo di riscatto, cadono e inciampano, dalla bici del titolo e sul palco, che casca insieme a loro.

Passando oltre la locandina terrificante almeno il lieto fine ce l’hanno evitato, ma questo già l’avevo detto.

Visto con: piumone.

Nebraska

nebraska-postera volte ritorno
Un mese che non andavo al cinema, due mesi che non scrivevo qui.

Montana. Woody è un vecchietto dai capelli elettrizzati e vaporosi che svolazzano col vento, claudicante e sordo a tutto quello che non vuol sentire. Convinto di aver vinto un milione di dollari decide di partire a piedi in direzione Lincoln, Nebraska, città in cui deve riscuotere la fittizia vincita.
Dopo una serie di false partenze, il figlio David, che altro non ha da fare oltre a piangere la dipartita della fidanzata cicciottona, decide di condurlo nella folle impresa, consentendone l’illusione ma cercando di contenerne la delusione imminente.
Nel lento viaggio on the road che attraverserà tre stati e varie vicende tragicomiche, decidono di sostare qualche giorno nella città natale di David, creando così un’occasione di incontro per l’intera famiglia che da quindic’anni non si vede riunita

nebraska-film-02Nebraska3Qui si aprono siparietti surreali, immobili e muti che dicono tanto se non tutto sulle relazioni tra i personaggi e di questi con la vita nella provincia americana, in cui tutto è mosso dai soldi, anche quando questi non esistono.

Uno di quei casi dove la scelta del bianco e nero (tira ultimamente eh ehh) è più forte di cromie studiate e calibrate, e funzionale alla storia, dove i dialoghi e i personaggi sono caratterizzati così bene che

tumblr_mw96x4dRtB1t0g3ygo1_r2_500fanno dimenticare qualsiasi bisogno di colore.
Tra le varie faccione simpatiche e quasi caricaturali, alla terza ripresa mi dico ‘ma io questo lo conosco, ma sì dai che è famoso..’
nebraska-bob-odenkirk-600x400e devo dire che ci ho messo più di un ninìn per capirlo, ma alla fine ho collegato, è proprio Lui (che vergogna, scusate), ma tra tuttitutti però la mia preferita è lei:

Film_Trailer___Nebraska_un’apparente innocua nonnina, che si scopre essere l’elemento più folle della famiglia, munita di inesauribili frasi scorbutiche e scurrili, è il personaggio più sguaiato e divertente del racconto; insomma una vecchina adorabile e io lo sento che invecchierò come lei (♥).

In equilibrio tra risata e lacrimuccia ci racconta l‘educazione alla perdita dei genitori e all’avvicinarsi al loro mondo oramai senile, fatto di piccoli desideri e capricci, che se esauditi posso ristabilire l’equilibrio emotivo, tra un padre che nella vita ha fatto tutto – guerre, famiglia, imprese- sempre senza porsi una domanda ma demandando tutto all’alcol, e un figlio spaesato che alle domande irrisolte trova soluzione e pacificazione nel riavvicinamento con il padre.

Ma non vi immaginate uno di quei film che vogliono fare forzatamente quelli “impegnati”, vi farà ridere come quelle persone monoespressive che con voce monotòna dicono battute irresistibili senza fare neanche una smorfia di compiacimento (insomma questa roba qui).

Io ve lo dico, per me uno dei poster più belli dei belli, che non stiamo neanche a farne di alternativi, ché non si può. Capito?

Verdetto: andate al cine, e chiedete se vi regalano la locandina, magari con voi funziona.

Visto con: Gimi

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