Piacere, Maria

Mantenendo una piacevole nuova abitudine entriamo in casa e vediamo la colazione pronta che già ci attende, obrigada antonio. Con una mattina d’ansia pura in previsione ci prepariamo in velocità, passaporto e dollaroni profumati in tasca, dritti a prendere marino, colui che ci salverà dal lasciare il paese. Rinnovare il visto è da calendario la tappa che divide il viaggio in due parti speculari e dopo giorni di attesa siamo finalmente arrivate al punto x, pronte? No. Marino ci segue passopasso come fossimo due analfabete e magicamente riusciamo a compilare il modulo, ora vediamo se ce lo accettano… minuti d’ansia dove già mi vedo su un aereo diretto in tanzania e veniamo richiamate al banco: 2210 meticais, alla cassa. Ok, ora posso respirare. La fortuna però non può girare del tutto, la lavatrice si ferma a metà e scopriamo che non solo ho guadagnato un nuovo nome, Maria, ma il nuovo visto ci lascia scoperti gli ultimi tre giorni prima della partenza, e fortuna che c’era marino. Oltre alla civiltà, Pemba e in particolare l’hotel attaccato a ‘casa’, offre anche quella cosa bella che è internet wifi, e dopo settimane di connessione a manovella con il computer del crucco sbronzone, riusciamo a scaipare nella commozione totale. Ricordandoci però che dietro di noi c’è un oceano blublu, finiti i saluti amorosi ritorniamo al dolphin, dove ad aspettarci troviamo non solo renato e ruggero, ma anche i nostri eroi: facundo e james. Per l’ultima notte in mozambico di facundo (questi addii di facu si stanno rivelando un po’ troppo costosi, ok che sei splendido ma anche ciao) decidiamo di testare la carne di un altro ristorante, vada per il brasiliano. Entriamo in questo locale con luci ultraviolette e vediamo un ragazzetto intento a scrivere con una lentezza biblica il menu col gesso sulla lavagna, vabbè ce lo faremo dire a voce. Seduti al tavolo con televisore davanti vengo lobotomizzata dalle soap opera bresiliane, dai che magari qualcosa imparo, e mi abbandono alla nuova puntata di Lado a Lado. Viene a salutarci al tavolo il proprietario brasiliano che con energia pura ci intrattiene parlando disinvolto in portoghese spagnolo e italiano intortandoci per bene. Altro filetto buonobuono ma mi spiace, il sudafricano vince, e uscendo dal brazuka vediamo che il ragazzetto deve ancora finire di scrivere il menù, santa lentezza africana. È l’ora del primo addio, salutiamo facu con una lacrimuccia e james con la speranza che ci assisterà anche nel viaggio di ritorno a ibo.

Scritto: circondata da sciami di mosche

Lavaggio + centrifuga

Sveglia alle 4, colazione con mezza pagnotta a testa e dritte al porto. Grande idea partire di lunedì, mezza ibo aspetta sul molo l’unica micro barca che ci porterà alla terraferma. Con uno studio degno di tetris ci incastriamo tra nonne, mamme che allattano, l’improbabile coppia che non proferisce parola, studenti diretti a scuola, due moto e un’infinità di zaini zainetti e valige, se questa barca non affonda urlo al miracolo. Dopo un’ora di preghiere, attraversato il boschetto di mangrovie vediamo spuntare il ‘porto’ di tandanhangue. Sempre scortate da facu e james, che scopriamo essere il proprietario di quella specie di bar-parcheggio che ci troviamo davanti, andiamo a sederci su un tappeto di formiche sotto un albero, nell’attesa che arrivi indiana a svelarci il nostro destino. Seconda colazione, questa volta offerta da james, a base di zucchero bagnato di tè e altra pagnotta. Indiana arriva con la sua beata calma con un’altra barchetta e due macchine dell’aga khan restano in attesa, fa che abbiano dei posti per noi se no siamo costretti a passare la notte qui… Arrivate con i nostri zainetti scopriamo che un posto per noi due donnine in macchina c’è, ma facu e james sacrificandosi per noi dovranno passare la notte a quissanga, che uomini! Ma, ma quella è la solita vecchia maledetta! Anche qua la troviamo… E scopriamo che a darci un passaggio saranno proprio lei e quel santo di suo marito. Ok ritiro tutto, forse non è poi così antipatica… E per il secondo viaggio ibo-pemba abbiamo la fortuna di non prendere quel carro bestiame del chapa e partiamo comodecomode su un suv con sottofondo di musichetta 80’s. Sballottate sulla strada sterrata fatta solo di buche schiviamo bambini, bici, persone con interi alberi in testa e sciacc! spiaccichiamo una povera gallina, ma sembriamo essere le uniche a curarsene, povero frango. Lungo il tragitto ci fermiamo in mercatini improvvisati a bordo strada per uno shopping di manghi pomodori e carote fino ad arrivare a Pemba, ah, l’asfalto! da quanto tempo… e restiamo con gli occhi sgranati a guardare macchine, moto, persone, civiltà. Lasciate a bordo strada nell’attesa che il nostro fedele Renato passi a prenderci, vediamo passare in macchina carlo fornaciari che dopo i dieci secondi di consueti saluti inizia subito a parlarci di coloni e guerra, ddio. Ecco Renato! Dritti in città per un poì di shopping veloceveloce. Punto uno: comprarmi un telefono! Per il corrispettivo di 15 euro trovo una ‘cosa’ che non solo manda sms e chiama, ma che ha pure la torcia, mio. Punto due: frutta e verdura, a bordo strada seduti all’ombra su un marciapiede facciamo affari con dei signorotti e ce ne ritorniamo a casa, io più felice di tutti.
Non siamo le uniche ospiti della, a pranzo con noi c’è anche Paolo, che tra insulti a destra e a manca  ci racconta di lavorare per una compagnia di aerei privati. Benché viva in africa da ‘solo’ quattro anni ha già raggiunti apici di cinismo e rabbia repressa e sull’onda del suo pessimo umore inizia a sfidarci su qualsiasi discorso si intavoli, ah! io con questi ci vado a nozze! e proseguiamo in un botta e risposta a due finché entrambi non ci siamo sfogati, rinvigorente.
renatino ci propone un giretto al dolphin con bagnetto incluso, e dopo il viaggio della speranza sentiamo di meritarcelo. Presa la capannina e le sdraio vediamo arrivare un signorotto dall’aria simpatica, Ruggero, emiliano di nascita e oramai da più di venticinque anni africano d’adozione, ci racconta della sua amicizia con i masai e dei suoi mille lavori.Dopo quasi un mese di astinenza dalla carne proponiamo a renato e a paolo di andare a cena dal sudafricano per una bella bisteccazza, e tra un gigantesco t bone e un delizioso filetto ci abbuffiamo come non mangiassimo da mesi. Al buio della nostra capannina, avvolte dall’umidità, più che dalle stalle alle stelle mi sento ribaltare come un panno in lavatrice.

Scritto: a due centimetri dal ventilatore

Qui sotto a testa in giù il sangue mi va al cervello

Altro risveglio all’alba e altra nuova coppia nell’hotel. Questa volta però vediamo il primo esemplare di fidanzati perfetti: olandesi non frigidi, lei alta bionda dolcissima e bellissima, lui la copia di fabio volo, semplicemente splendido. Tenerissimi a colazione ci chiedono un po’ di noi e scopriamo che dalla tanzania dove lui lavora hanno iniziato un tour dell’africa che finirà in asia, alla faccia. Visitina pomeridiana del cuccioloso Futu che porta in dono un hard disk colmo di foto e video: di cartella in cartella vediamo futu che nuota con i delfini, futu che fa le foto subacquee, futu che cucina la pasta, insieme a milioni di foto di pesci di ogni specie, coralli e alghe, che alla duecentocinquantesima foto non ne puoi più di vedere macchie di pesci ma cosa vuoi dirgli se ti dice che ci ha messo un giorno intero a selezionarle… Stufe e arcistufe di mangiare riso ad ogni pranzo proponiamo un allettante programmino: per festeggiare l’ultimo giorno di Facu sull’isola domani tutti a pranzo da Stephan, andata. E mentre me ne sto spaparanzata sui divanetti a guardare bb sento valeria che dalla camera urla: Vieni subito! Ossignore cosa sarà questa volta… Entro in camera  e tac! ecco il secondo esemplare diabolico di millepiedi scorpione, questa volta fortunatamente sotto il letto. Sapendo che il crucco non l’ha ancora mai visto, prima di spiaccicarlo violentemente vado a chiamarlo e tutto contento, seguiti dal fedele Amisi ritorniamo in camera. Neanche il tempo di mostrare la bestia al crucco che Amisi è già disteso sotto il letto con la ciabatta in mano e sciacc! mostro spiaccicato. Volendo capire da dove entrano studiamo ogni foro della stanza fino ad arrivare alla porta dove altro che forellino, troviamo vere e proprie autostrade per bestiacce striscianti. Dando finalmente utilità al tu style comprato in aeroporto sigillo tutta la porta di fogli di giornale, sapendo che se tutto va bene dureranno al massimo finché Donna Fina verrà a pulirci la stanza, evabbè. Vestite e profumate, eau de autan, vediamo che i nostri due cavalieri ci stanno già aspettando per andare a pranzo, galanti. Arrivati da Stephan veniamo accolti dal solito cane albino e sordo e sapendo della non troppo contenuta attesa che ci aspetterà prima di mangiare ci facciamo consigliare un refresco, l’onniscente futu propone una schweppes al frutto della passione, la bontà, ma perché in italia non esiste?! Che il pranzo abbia inizio, e il nostro tavolo viene sommerso di infiniti piatti e piattini: calamari, granchio al cocco, piselli al curry, pollo al gelsomino, dadini di patate e zucca, pesce misterioso ricoperto di salsina mistero e ovviamente l’immancabile riso in bianco. Non contenti e sul punto di esplodere concludiamo il pranzo di natale  con caffè quello vero e il dolce al cioccolato più cioccolatoso che esista, ora posso morire. Rotolando arriviamo a casa di indiana e futura sposa per chiedere del nostro imminente futuro: sapendo il livello di tragicomeddia dei mezzi pubblici speriamo di trovare un passaggio in macchina che ci porti a Pemba per rinnovare il visto. In attesa che finiscano il loro pranzo domenicale e di risposta, andiamo ad aspettarli al cinco portas con i piedi a mollo a bordo piscina. Qui incontriamo la solita vecchia rugosa con la solita aria da stronza che destino vuole che incontriamo in ogni singolo posto, a partire dall’aereo di ormai un mese fa, e la splendida coppia di olandesi. Futu si lancia nel suo perfetto olandese in una chiacchierata che sappiamo sarà infinita, e mentre io e valeria ci godiamo il tramonto dal terrazzino sul tetto arriva il mio amato facu portando tristi notizie: la barca che domani prenderemo domani parte alle 5-5.30 e solo una volta arrivati a tandanhangue scopriremo se avremo un passaggio o meno fino a Pemba. Benon. Circondate di zanzare e nel buio più totale andiamo a impacchettare tutte le nostre cose nei gigazaini pronte per il viaggio incognita di domani.

 Scritto: con un raro venticello