Le retour

Quanto è bello vedere che qualcuno è riuscito a trasferire i tuoi pensieri e i tuoi sentimenti in 1.27 minuti di video.
Questo per dire che me ne ritorno a casa, ciao.

home is where your mom is

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La grande bellezza

la grande bellezza posterPer la prima volta guardo un film di Paolo Sorrentino. Ebbene sì, non ho mai visto un suo film. Perchè? non per fare la snob, no. Si da il caso che quand’ero ancora una giovine liceale mi era presa la voglia matta di fare l’attrisce, e quindi di andare a fare i provini, colma di speranze. Succede che vicino a casa facciano il provino per il film che poi sarà Le conseguenze dell’amore, bene, ci vado. Passo il primo provino e vado all’incontro col regista, il giorno del mio compleanno mi siedo davanti a un Sorrentino sorridente che mi fa gli auguri e.. mi rifiuta. E io i tuo film non li guardo più, tiè.
E invece eccomi qui a scrivere di un suo film, della ‘bellezza’ di 150 minuti. Paolo dimmi grazie, anzi no, prima dimmi scusa.

Roma. Da una cartolina pastellosa e ariosa, animata da un coro tedesco circondato da turisti cinogiapponesi ci spostiamo ad una festa carnevalesca, il regno del trash. Musica, spogliarelliste, alcol a fiumi, celebrità sul viale del tramonto, nani e freak vari. A festeggiare è Jepla grande bellezza gif giornalista e critico 65enne, dedito alla bella vita, quella mondana. Partito da Napoli ancora pischello, con alle spalle un libro di successo, L’apparato umano, arriva a Roma con la voglia di emergere, di entrare nel gotha di chi conta ‘Io non volevo solo partecipare alle feste. Volevo avere il potere di farle fallire’. Investendo anni a cambiare il proprio bioritmo di sonno/veglia per farsi notare alle feste giuste e ad ottenere amicizie influenti, ora, con entrambi i piedi in un età non più da party, Jep Gambardella si ritrova a tirare le somme della propria vita. A decenni di distanza dal suo unico romanzo e con anni di giornalismo sulle spalle, sembra essere pronto per dedicarsi ad un nuovo libro. Ogni sera si ritrova circondato da una stretta cerchia di amici aristocraticizzanti, con i quale condivide l’amarezza della vita, le sventure e le vane speranze. Citando e ricitando Flaubert (che anche alla prima l’avevamo capita) in paragoni un tantino alti, racconta il suo sogno di scrivere un nuovo libro sul nulla, idea che neanche allo scrittore francese però era riuscito di realizzare. Le persone che affollano il suo terrazzino e quelle incrociate lungo la vita iniziano a sparire, tra morti cercate e assenze che ne aumentano la solitudine di una vita così piena da risultare vuota.

Tra la carovana di personaggi più o meno stereotipati la vera sorpresa è lei

sabrina ferilli nuda la grande bellezzauna Sabrina Ferilli in formissima, sicuramente più in forma di me che porto male la metà dei suoi anni. Oltre al fisico inaspettato la prestazione non è da meno, sarà che il personaggio che veste non è poi così lontano dalla sua persona, ma insomma brava Sabbrì.
A deludere un po’ invece è Verdonecarlo verdone la grande bellezza succube del suo ruolo, adombrato da Servillo che a suon di battute che tagliano le gambe, e perle di saggezza sparate senza sosta, sta sopra a tutti, dall’alto della sua casa vista Colosseo.
L’odio invece mi viene sprigionato alla visione di Isabella Ferrari, detestabile anche in questo ruolo: ‘Che lavoro fai? io sono ricca’, riccastra abbandonata a se stessa, priva di uno specchio col quale confrontarsi si ritrova a produrre autoscatti, nel tentativo di creare bellezza in una vita nella quale Jep non riesce a resistere più del tempo di un amplesso.

Una sequenza unica di monologhi, dove anche i dialoghi non hanno una dualità, a prevalere è sempre e solo Jep e il suo cinismo disincantato, espresso tramite una mitragliata infinita di massime, come se Sorrentino usandolo da tramite dovesse insegnare a tutti come vivere.
In un’altalena vertiginosa saliamo in quota a vedere un dipinto di una Roma vuota, deserta e silenziosa per poi cadere nel trash più puro e aberrante. Ok, non ho mai vissuto a Roma ma un po’ di volte ci sono stata, e questa città color pastello, poetica e bella che mi si vuole vendere non è la Roma che ho conosciuto io. Le riprese idilliache e ispirate, nelle quali tenta di emulare un Malick che non può essere neanche avvicinato, distorcono il ricordo della città che ho visitato: caotica, sporca e sicuramente non pastelloso/romantica, ma forse più bella delle bellezza che cerca di ricreare, andando a sottrarre i suoi elementi caratterizzanti.

Capisco la gravosa presenza del Vaticano, ma cardinali e suore ad ogni lato di tavoli e angoli d’inquadratura mi sembra un po’ troppo. Con un product placement poi da infastidire un cieco, e la scelta di ingaggiare una nana a parte di guru, (che Solo Game of thrones può permettersi) le scelte più facili e banali per descrivere un mondo da circo ci sono tutte.

Raccontando una realtà mai così tragica da far provare tristezza o pena, o empatia per qualcuno dei personaggio, definisce un quadro così grottesco da dare fastidio e felicità insieme, ringraziando di non farne parte e di non esserne legata neanche dai sei gradi di separazione.
Caro Paolo, io il tuo film l’ho visto, ma non credo andrò a recuperare quelli passati. Nel caso comunque ti servisse una comparsa, chiama.

Visto con: Egidio, davanti ad una coppia di amanti cinquantenni in atteggiamenti da diciottenni.

Wrong

wrong posterSono le 7.59, l’orologio scatta, 7.60, è ora di svegliarsi. Come ogni mattina Dolph si alza chiamando l’amato cagnolino Paul, ma niente, non appare nessuna codina scodinzolante. Il cane sembra essere scomparso nel nulla, quando Dolph riceve una chiamata:  Paul è stato rapito. In un complotto architettato dal folle Maestro Chang, il cane è stato rapito al solo scopo di rieducare il suo padrone al vero amore verso il proprio animale. Ergendosi a guru dell’affettività uomo-animale, con tanto di libri stampati, ci ricorda tanto quelli che ‘ti rieducano loro perché loro sanno’, che nella disperazione crederesti a qualsiasi cosa proposta da uno che dice di saperla lunga, fino a pensare sia possibile la telepatia con il proprio cane.
Per non pensare a quello che sta succedendo e distrarsi un po’, dopo sconclusionate chiamate alle pizzerie d’asporto interrogandoli sul logo poco convincente, Dolph va a lavoro
wrong rain office(sì, quella che cade dentro l’uffico è pioggia), noncurante del fatto che da ben tre mesi è stato licenziato. Lui a lavoro ci va comunque, per occupare il tempo, per vedere facce familiari, per distrarsi dal vuoto della vita, per credersi occupato, fingendo così bene da arrivare a crederci che tutto vada bene, che tutto procede normalmente.
Ma ora per Dolph nulla sembra andare come dovrebbe, tutto è Sbagliato. Questo presuppone però che le cose prima andassero diversamente, in modo normale? Alla quotidianità di certo non quotidiana si inserisce una rottura, una serie di problemi e assurdità che stravolgono il normale procedere delle cose, della realtà.

E anche questa volta Mr Oizo mi prende la testa e la shakera un po’, per poi rimetterla dov’era prima, e come una snowball le cose scendono e riprendono la loro forma. Non so se ve lo ricordate (l’assurdità della storia potrebbe aver attivato le vostre sinapsi), ma questo Mr. Oizo altri non è se non Quentin Dupieux, lo stesso regista di Rubber, lo pneumatico killer, ma questa volta dietro agli infiniti no reason ci sono dei perchè. Non tutto il nonsense vien per nuocere, e chiaramente non è fine e se stesso. Con un racconto color pastello bellino e stupidino Dupieux ci prende gli occhi per arrivare un po’ più dietro, lì dove tutto è buio, alla mente.

Al non comprensibile ci possiamo credere, ci vogliamo credere, quando qualcosa è oltre la nostra comprensione lo accettiamo comunque, anche se fugge ad ogni logica. Per sopravvivere c’è una soluzione: simulare, fingere che tutto proceda bene, senza intoppi. Ma non ci si può solo abbindolare da soli, raccontarsela, abbiamo bisogno di un minimo appiglio che ci leghi alla realtà, un affetto, e un animale (in questo caso l’amato cane Paul) può essere sufficiente per ritrovare un falso equilibrio che ci mantiene verticali.

Un po’ come una Lena Dunham al francese (così per fare paragoni a me cari) scrive, dirige, musica, fotografa, monta, fa tutto lui, ma al contrario della mia amata Lena, non interpreta. Lascia il posto nuovamente a Jack Plotnick, che a quanto pare ritroveremo anche nel prossimo film

insieme ad un irriconoscibile Marilyn Manson. Can’t wait.
Intanto godiamoci il trailer e la locandina Top ↓

wrong cops poster
Il regno dell’assurdo insomma, un po’ come La Grande bellezza quindi.. Ma ne riparleremo.

Visto con: un barattolo di Haagen-dazs tra le mani.