Jiro dreams of sushi

Tokyo. Entriamo in uno dei locali di sushi più popolari del mondo, e con i suoi soli dieci posti probabilmente uno dei più piccoli. Sempre presente dietro al bancone troviamo Jiro, l’occhialuto chef ottantacinquenne con tre stelle Michelin nel taschino. L’oramai eroe nazionale ci fa entrare nella sua cucina e ci racconta passopasso tutto quello che sa del piatto a cui ha dedicato una vita intera. Il suo lavoro come apprendista inizia alla tenera età di dieci anni e da quel giorno in poi le sue giornate sono state scandite da una routine sempre uguale, fatta di dedizione sacrifici passione e amore per il suo lavoro, con l’unico obiettivo di migliorarsi costantemente per raggiungere la perfezione. Il documentario quindi non parla solo di pesce e riso, anche se le scene degli acquisti al mercato del pesce sono qualcosa di così bello da sembrare irreali, ciò che Jiro ci insegna è la ricetta del successo, e di come ottenere il rispetto per un lavoro fatto a regola d’arte.
Uno dei classici esempi di ‘a volte un bel documentario è molto meglio di un bel film’. Quel serioso di Jiro altro non è se non un bambinetto pestifero che ha trovato la sua strada e il rigore solamente stando in cucina a sgobbare e il resto del tempo resta un vecchietto puccioso con la faccia furbetta Io comunque ho deciso che non c’andrò più in quei postacci che ti servono il sushi sul nastro che sta lì a girare all’infinito, eccheschifoè?!
E mentre guardavo il documentario pensavo: ‘ma come lo mangiavo io il sushi?!’ Ssciacc tutto il riso nella salsa di soia! barbara che non sono altro… Se mi avesse visto Jiro quante bacchettate sulle mani mi avrebbe dato. Se siete capre, o meglio, carpe come me leggete qui sotto e imparate

Comunque se vi interessa saperlo ora il sogno della mia vita è andare in Giappone in un mercato di tonno e assistere all’asta mattissima. Guardate qua, così magari riesco a raccattare qualcuno che venga con me, e che magari mi compri pure il biglietto. Arigatou.

Visto con: una fame indecente.

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Travolti dalla cicogna

Lontano dall’esserne cosciente eccoci alla seconda puntata di ‘voglia di maternità’, saranno gli ormoni impazziti a guidare il mio dito su download? Bah, sta di fatto che al secondo tentativo sull’argomento maternità ho fatto centro. È deciso: questo è l’anno dei film francesi. Uno, uno solo mi ha deluso, o è il mio gusto infallibile nella scelta o l’alta percentuale di film belli, una delle due, decidete voi.
Francia. Dopo un corteggiamento divertito attraverso i titoli ammiccanti dei film noleggiati nella videoteca di lui, Barbara, laureanda in filosofia, decide di cedere e uscire con il bel Nico. Pochi appuntamenti ed è subito amore, di quello così gigante che ‘tutto il resto non esiste ci siamo solo noi, perfetti’. E sull’onda di questa passione unica decidono di rendere la loro unione indelebile concependo un figlio loro. Ed è subito trio. Galvanizzati dalla notizia abbracciano il cambiamento consapevoli di non essere preparati, credendo però che l’amore possa colmare qualsiasi lacuna. Ma la nascita di un pargolo non è tutta puccipucci e vestitini, i lati negativi dell’essere una giovane coppia con figlio a carico si verificano inaspettati, ingigantiti rispetto alle rosee aspettative. Depressione, passaggio da donna a incubatrice di bambini priva di qualsiasi femminilità, sensazione di dover fare tutto da sola senza che ne venga riconosciuto il merito, mancanza di intimità e unione a due. Ciò che doveva consolidare e unire indissolubilmente finirà per creare una frattura sempre più larga, i cui lembi sembrano non potersi più riunire incastrandosi.
Divertente nella sua tragicità realistica e sensibile, dà la sensazione di vedere ciò che realmente succede dopo una gravidanza, e questo a mio avviso è ciò che dovrebbe fare un film, farti immaginare partecipe di una realtà fittizzia ma ai tuoi occhi di spettatore veritiera e coinvolgente.
Lui, il protagonista, viene nuovamente riproposto dal regista e diciamo che non si fa dispiacere, sicuramente si fa ricordare Lei, la protagonista, l’avevo trovata insopportabile al primo film mentre qui sa farsi apprezzare.
L’altro, il regista, con il primo film mi aveva subito convinto e con questo decisamente si riconferma.
Questi francesi mi sorprendo di film in film, anche con le commedie romantiche a tema ‘ora siamo in tre’ vanno a colpo sicuro, e il film riesce in tutto quello che l’altro neanche sfiora: ridere di gusto, commuovere con il sorriso e rimandare mente e corpo alla propria esperienza di figlia o madre.
Ma il danno come sempre lo fa chi dà il titolo italiano che con un Travolti dalla cicogna vuole inzozzare questo bel film di quel sentimentalismo finto giocoso e raccapricciante dei corrispettivi italiani sul genere.
Ma sapete che c’è, io me ne vado in Francia. Cia’

Visto con: la schiena ustionata.

What to expect when you’re expecting

Come vedete dalla locandina in questo film c’è chiunque e proprio lì manca l’unico personaggio che faccia veramente ridere, leie guardandola non posso non pensare a lei/lui. Nonostante il cast stellare il film fa acqua da tutte le parti, personaggi di un fastidioso storico e un banale imbarazzante. Le coppie cliché ci sono tutte e la mediocrità è imperante. Non che io possa parlare di maternità con una certa esperienza, ma se l’obiettivo è raccontare quel che si prova pre e dopo la nascita di un figlio in modo divertente e realistico sento di poter dire che questo film Non lo fa. L’idea di creare più situazioni e personaggi che nel corso della storia si possono incontrare e legare è vecchia come il cucco ma a me non dispiace mai, qui però è gestita così male da pensare che lo sceneggiatore abbia letto il libro con la lettura rapida e scritto la sceneggiatura al buio, sul filone di Valentine’s Day e New Year’s Eve. Questi film mi fanno inacidire non poco, ma ccesù, è così difficile creare una commedia brillante e godibile senza cadere sempre nel patetico? Vista la scarsità di riuscita negli ultimi anni direi che sì, in Usa non le sanno più fare. Privo di picchi di drammaticità, strappa sorrisi appena accennati regalati solo ed esclusivamente da Rebel Wilson. Metteteci le risate registrate sotto e la pessima sit com è completata.
Come commedia spegni cervello alla fin fine non è mortale, ma se volete lobotomizzarvi felicemente c’è comunque di molto meglio.
E comunque ho deciso che guarderò ogni singolo film che ha fatto.

Visto con: il tempo sprecato.