Oh boy – un caffè a Berlino

boy
Obiettivo far resuscitare questo desolato blog step 1: andare al cinema a vedere film che probabilmente nessuno avrà visto.

Berlino. Niko Fisher è un pensatore a tempo pieno o uno spaesato nullafacente, dipende dai punti di vista. Per ventiquattrore incontra e si scontra – grazie al caso ostile – con una fauna disagiata e quasi più problematica di lui, mentre tutto quello che succede ruota intorno ad unico semplice desiderio: bere un caffè.
Attorno all’immobilità della vita di Niko il film procede in un movimento costante, tra spostamenti in macchina-metro-a piedi, facendolo diventare una sorta di road movie senza però mai abbandonare la città di Berlino. Il silenzio e le non azioni sono la sua ribellione, Niko non ha pretese, se non quella di essere lasciato in pace nella sua solitudine malinconica. E più si impegna a schivare i colpi e a comportarsi bene, più le sue azioni sono fraintese e gli si riversano contro. È protagonista al centro del racconto e allo stesso tempo è spettatore e bersaglio di tutti gli eventi, vittima su cui ogni personaggio finisce per scaricare le proprie frustrazioni.
Mentre tutto gli è ostile l’unica persona da cui riceve un incoraggiamento è la nonna di un giovane pusher incontrata come sempre nel caso caotico, con cui Niko condivide la poltrona massaggiatrice dell’anziana e un dolce abbraccio, scena al top di tenerezza e simultanea tristezzaoh-boy-un-caffe-a-berlino-tom-schilling-in-una-scena-del-film-con-lis-bottner-288423

Bianco&nero, canzoni jazz e umorismo nero, l’associazione a Woody Allen e Manhattan viene spontanea ma probabilmente il genere a cui si ispira coscientemente o meno è il caro mumblecore americano, niente più e niente meno del “Faccio cose – vedo gente” morettiano.
Non fortissima nel cinema tedesco (ma poi qual’è il cinema tedesco?) ripenso agli ultimi film che hanno attraversato i nostri confini e a farla breve credo che i più conosciuti siano Lola Corre, Goodbye Lenin, Le vite degli altri e Soul Kitchen. Anche con un minimo di sforzo in più Oh boy sfugge ad un’ipotetica collocazione, e forse proprio non ci vuole stare. Nonostante Berlino faccia da sfondo costante e prepotente, il film potrebbe probabilmente essere ambientato in una qualsiasi capitale europea, dove la situazione di sballottamento che Niko – prototipo e forse stereotipo di un’intera generazione – vive si potrebbe riproporre senza sforzi.

A chi potrebbe aver detto o pensato “Mmmh, niente di che” io risponderei sempre e solo con un Molto di più di quello che il cinema italiano ora può anche solo far immaginare.
E a proposito di mumblecore e b&n, in arrivo recensione di Frances Ha, che chi non ha visto nel dubbio vada a vedere Ora

Visto con: Gian Maria

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