Gravity

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Una cosa è stabilita per questo sabato 5 (sono in ritardo di più di 10 giorni.. computer rubato interferendo): serata cine, Gravity. Stabilito, peccato che sia stato il pensiero di mezza città: tutto Esaurito, penso di non averlo mai letto sullo schermo di un cinema, al massimo nel distributore automatico. Ma quando dico stabilito vuol dire che pedaliamo al freddo e al gelo per 30 minuti ché in quel cinema lì sicuro c’è posto, metti anche perché è lo spettacolo dell’una…
A darmi questa determinazione non è stato il trailer, non sono stati i consigli saggi di amici, ma una semplice frase, e siccome sono una signorina la dico solo a voce e non la scrivo, sta tra “gente che…” e “al solo suono della parola GRAVITY”. Ecco, quella lì è la verità.

Lo spazio. Ryan (donna) e Matt, usciti dallo shuttle stanno riparando il telescopio Hubble mentre se la ridono con quelli che stanno sulla terra, quando all’improvviso arriva un annuncio: chiudere tutto e andare al riparo subito, sta per arrivare una pioggia di detriti. La stazione viene distrutta e i due si trovano a fluttuare nel vuoto nel silenzio assordante, senza orientamento, non sapendo se il compagno è ancora in vita, guardando la terra senza sapere se riusciranno a tornarci.tumblr_mupw9qcGte1qjk0yoo2_500

Lo spazio infinito intorno, detriti che come proiettili puntano dritto velocissimi, un vortice di tensione: la testa gira e anche la cinepresa. Un occhio alla pioggia di lame che corre e un occhio allo sguardo di terrore rinchiuso dentro al casco, frammenti taglienti che si avvicinano, superiamo la barriera di vetro che protegge il viso, ancora quello sguardo angosciato, e improvvisamente diventa il nostro. Con un movimento delicatissimo, senza rendercene conto la telecamera ci ha portato dentro a quegli occhi che guardavamo da fuori, sono diventati i nostri occhi, e insieme abbiamo ricevuto un pungo in pancia, da un secondo all’altro tutto verrà frantumato, il pericolo di morte lo vediamo e lo sentiamo.  Da qui in poi la pancia non si rilasserà più, resterete appallottolati sui sedili e inizierete a respirare lentamente, se no poi l’ossigeno termina.

Primo pensiero associativo va a Terrance Malick, ma qui non c’è nulla aperto all’interpretazione, nascosto da velature, raggi di luce o cambi temporali. Il tempo che vediamo è pressappoco quello che viviamo, 90 minuti, e la trasposizione che ci viene mostrata è una e una soltanto: la vita. Dal cavo/cordone ombelicale che tiene uniti e in vita i due astronauti tumblr_mupwap8Hyn1ses6foo1_500alla Bullock, che spoglia dell’ingombrante tuta, fluttuante nel vuoto amniotico della navicellatumblr_mur1cneyV91qbjyuco1_500 si abbandona in posizione fetale, nuovamente al sicuro.

La gravità non è solo fisica, materiale, è quel carico che appesantisce lo spirito, il peso dei ricordi, delle perdite, della lontananza e del vuoto. I piedi non toccano nessuna superficie, non  scaricano il peso, resta tutto sospeso a carico del cuore.

Due persone opposte, a Matt/George Clooney spetta il ruolo della freddezza nel pericolo e della speranza nelle avversità. Polo positivo indispensabile in una coppia, che trasferisce la sua carica all’altra estremità, Ryan/Sandra Bullock, riuscendo a rallentarle il respiro, abbassare il volume dei pensieri e allentare la stretta della paura.

A guardare il backstage la poesia un po’ passa, nulla di quello che vediamo è reale, tutto è realizzato a computer, mosso e portato in vita da robot. gravity1Caso vuole che vada ad una conferenza disseminata di nerd dove a parlare è Max Solomon, supervisore all’animazione di Gravity. Dopo aver svelato ogni idea, trucco e barbatrucco che sta dietro a quello che vediamo capisco che di autentico nel film ci sono solo due cose: i loro volti, iper espressivi nonostante tutto il resto sia finzione, dalla tuta spaziale, terzo ingombrante protagonista del film, fino ai movimenti degli astronauti, registrati a metà della velocità con cui li vediamo.
Un mare infinito di effetti speciali, ad essere simulata però non è la fantascienza, ma la realtà, con la maggior cura possibile, il più realisticamente possibile
https://vimeo.com/76123849

Uno dei pochi pochisssimi film che andrei a rivedere al cinema. A questo film glielo dovete, ve lo dovete, uscite e andate nello spazio.

Visto con: Alfonso

p.s. poster alternativi (il secondo vince).
p.p.s. e comunque loro già l’avevano detto che era l’anno del casco spaziale

Daft-Punk-–-Doin’-It-Right-ft.-Panda-Bear

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