Wrong

wrong posterSono le 7.59, l’orologio scatta, 7.60, è ora di svegliarsi. Come ogni mattina Dolph si alza chiamando l’amato cagnolino Paul, ma niente, non appare nessuna codina scodinzolante. Il cane sembra essere scomparso nel nulla, quando Dolph riceve una chiamata:  Paul è stato rapito. In un complotto architettato dal folle Maestro Chang, il cane è stato rapito al solo scopo di rieducare il suo padrone al vero amore verso il proprio animale. Ergendosi a guru dell’affettività uomo-animale, con tanto di libri stampati, ci ricorda tanto quelli che ‘ti rieducano loro perché loro sanno’, che nella disperazione crederesti a qualsiasi cosa proposta da uno che dice di saperla lunga, fino a pensare sia possibile la telepatia con il proprio cane.
Per non pensare a quello che sta succedendo e distrarsi un po’, dopo sconclusionate chiamate alle pizzerie d’asporto interrogandoli sul logo poco convincente, Dolph va a lavoro
wrong rain office(sì, quella che cade dentro l’uffico è pioggia), noncurante del fatto che da ben tre mesi è stato licenziato. Lui a lavoro ci va comunque, per occupare il tempo, per vedere facce familiari, per distrarsi dal vuoto della vita, per credersi occupato, fingendo così bene da arrivare a crederci che tutto vada bene, che tutto procede normalmente.
Ma ora per Dolph nulla sembra andare come dovrebbe, tutto è Sbagliato. Questo presuppone però che le cose prima andassero diversamente, in modo normale? Alla quotidianità di certo non quotidiana si inserisce una rottura, una serie di problemi e assurdità che stravolgono il normale procedere delle cose, della realtà.

E anche questa volta Mr Oizo mi prende la testa e la shakera un po’, per poi rimetterla dov’era prima, e come una snowball le cose scendono e riprendono la loro forma. Non so se ve lo ricordate (l’assurdità della storia potrebbe aver attivato le vostre sinapsi), ma questo Mr. Oizo altri non è se non Quentin Dupieux, lo stesso regista di Rubber, lo pneumatico killer, ma questa volta dietro agli infiniti no reason ci sono dei perchè. Non tutto il nonsense vien per nuocere, e chiaramente non è fine e se stesso. Con un racconto color pastello bellino e stupidino Dupieux ci prende gli occhi per arrivare un po’ più dietro, lì dove tutto è buio, alla mente.

Al non comprensibile ci possiamo credere, ci vogliamo credere, quando qualcosa è oltre la nostra comprensione lo accettiamo comunque, anche se fugge ad ogni logica. Per sopravvivere c’è una soluzione: simulare, fingere che tutto proceda bene, senza intoppi. Ma non ci si può solo abbindolare da soli, raccontarsela, abbiamo bisogno di un minimo appiglio che ci leghi alla realtà, un affetto, e un animale (in questo caso l’amato cane Paul) può essere sufficiente per ritrovare un falso equilibrio che ci mantiene verticali.

Un po’ come una Lena Dunham al francese (così per fare paragoni a me cari) scrive, dirige, musica, fotografa, monta, fa tutto lui, ma al contrario della mia amata Lena, non interpreta. Lascia il posto nuovamente a Jack Plotnick, che a quanto pare ritroveremo anche nel prossimo film

insieme ad un irriconoscibile Marilyn Manson. Can’t wait.
Intanto godiamoci il trailer e la locandina Top ↓

wrong cops poster
Il regno dell’assurdo insomma, un po’ come La Grande bellezza quindi.. Ma ne riparleremo.

Visto con: un barattolo di Haagen-dazs tra le mani.

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