Il grande Gatsby

il grande gatsby posterCome mi ero ripromessa ho letto il libro, terminandolo mezz’ora prima della proiezione.. Con un hype da paura vado al cinema col biglietto già in tasca, mi siedo in una sala stracolma di gente e aspetto di essere totalmente travolta.
La storia è semplice.
1922, New York. Più precisamente Long Island – West Egg. Nick, giovane contabile del mid-west, si trasferisce in una piccola casetta ricoperta di verde, all’ombra di una gigantesca villa, che neanche il castello di Walt Disneycastello disneyDimora del misterioso Jay Gatsby, ogni weekend vede esplodere infiniti fuochi d’artificio ad incorniciare feste strepitose, sovraffollate di persone non invitate, che approfittano del lustro dato anche dal solo essere presenti.
party great gatsby gifL’outsider Nick, rinchiuso nella sua piccola casetta, ha un unico legame che lo lega alla società newyorkese, la cugina Daisy, sposata con l’ex campione di polo Tom. Invitato nella loro enorme villa, Nick conosce Jordan, amica di Daisy e giovane promessa del golf, e nella breve durata della cena intuiamo tutte le dinamiche che muovono i personaggi.
Grazie ad un inaspettato quanto unico invito, Nick partecipa ad una delle famose feste che affollano la villa del suo vicino, conoscendo finalmente il volto del misterioso Gatsby. Munito di una storia che sembra essere stata ripetuta in loop per anni, Nick si lascia convincere dal racconto di Jay, eliminando dai suoi pensieri tutte le calunnie che si raccontano sul suo nuovo amico.
Tramite l’amica Jordan però, Nick viene a conoscenza del vero passato di Gatsby, e in particolare dell’inaspettato legame con sua cugina Daisy. Su esplicita richiesta di Gatsby, Nick cederà la sua casa per fare da ospite all’atteso incontro tra Jay e l’ignara Daisy

great gatsby gifgreat gatsby 2 gifgreatgatsby gifI preparativi sono pronti, e l’incontro per anni atteso e pianificato sta per prendere forma
carrey mulliganleonardo di caprio gif
Il grandioso Gatsby che ci è stato mostrato finora si trasforma nell’impacciato Jay, si svela vulnerabile e sfacciatamente insicuro (e TAAC qui tutta la sala ride, ma cosa c’è da ridere?!)
E se in un primo momento questo amore ritrovato sembra essere corrisposto
daisy gifuna volta caduta la maschera di sicurezza, che altro non era se non un velo, Jay mostra finalmente il suo vero sè: ossessionato e dipendente dalla volontà di avere Lei, o meglio la Lei che aveva conosciuto in passato, trasformato nel tempo in un ricordo perfetto e trasognante. E nonostante le sagge parole di Nicknon puoi ripetere il passato narratore, spettatore e unico amico fedele, Gatsby nega l’evidenza, convinto nel voler perseguire e ricalcare il suo unico, spettacolare e magico sogno.

Nonostante la bravura indiscutibile (ho detto indiscutibile perciò nessuno potrà avere opinioni contrarie) di Di Caprio, sarà forse per colpa di quella cagna della Mulligan che ad ogni apparizione fa precipitare tutta la tensione, mi sono chiesta: MA dov’è il Gatsby che mi ha raccontato Fitzgerald? Sfaccettato, insicuro, sognatore, ossessionato dalla perfezione che rimarca in un’estetica priva di difetti, e nel sogno di un amore così fortemente desiderato e pianificato da aver totalmente stravolto la sua vita, da aver voluto creare una nuova identità all’altezza della persona dei suoi sogni?
Caro Baz, io ti difenderò sempre e comunque, ma c’è un MA, un altro: tutto sembrava sempre essere lìlì per esplodere, dai colori che straripavano ma non mi colpivano gli occhi, alla colonna sonora che sembrava dovesse tenere in piedi da sola il film e invece passa  in secondo, se non ultimo piano. E io che speravo mi travolgesse facendomi dimenticare anche il mio nome.. e invece No. Baz, perché? volendoti io molto bene cercherò di pensarla così: magari tutto quello che per me ne non è stato esplosivo è stato voluto, rientrava nel tuo intento di trasmettere il travolgimento solo apparente che sembrava colmare la vita del povero Jay, che altro non erano se non coreografie, fuochi d’artificio, bei bellissimi vestiti e niente più. Cercherò di pensarla così..

Lo stile di Baz Luhrmann è stato dichiarato sin da subito, ed è riconoscibile tanto quanto può esserlo quello di Wes Anderson. Passando oltre Ballroom-Gara di ballo che non ha nulla da rimproverarsi, già con Romeo+Giulietta il suo stile era esplicito, dichiarato: un miscuglio di epoche e stili, che già da lì o piace o non piace. Era il lontanto 1996 e io, ancora alle elementari (O.o) il film l’avevo adorato, sarà stato forse il fatto che ero follemente innamorata di Leonardo Di Caprio (con tanto di album a raccogliere ogni signolo articolo scritto su di lui). Arriva poi il 2001 ed esce Mouling Rouge, dove troviamo nuovamente il solito Baz che qui però fa una salto in avanti: fa esplodere le scene con coreografie perfette e una colonna sonora da paura, che ancora oggi potrei cantare interamente parola per parola, e Lì mi innamoro di lui, Baz.
Sorvoliamo sul tedio infinito di Australia e arriviamo qui. Nuovamente un miscuglio di stili, epoche, musiche e quant’altro, che qualcuno potrebbe dire messe a casaccio. Con un parallelismo non solo dichiarato, ma fin troppo esplicitato, ci mostra lo sfarzo e la ricchezza degli opulenti anni ’20 a confronto con la tamarraggine (perchè in altro modo non si può chiamare) dei giorni nostri, e nello specifico di tutto quel mondo che gira con una catena d’oro al collo. Alternando attimi di immobilità poetica ad attimi di regia frenetica (come le corse in auto dove ti ritrovi al posto del navigatore con l’impulso di gettarti in corsa per non morire), sempre lottando contro il minimalismo, riempie lo schermo fino all’ultimo pixel, che di occhi ce ne vorrebbero almeno 4 per cogliere tutto.
MA in tutto ciò ahimè Nulla di nuovo, tutto ci era già stato mostrato benissimo in Moulin Rouge. Unica nota nuova che leggo, sarà la scelta dei colori o i personaggi al limite dell’assurdo, è il rimando a Jeunet, che sull’argomento ha una laurea ad honorem

gente strana

Se non volete leggere il libro e nemmeno guardare il film, ma non volete restare nell’ignoranza, spendete 50 secondi del vostro tempo con questo

great gatsby story

Visto con: Ale, Giacomo e Elena

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3 thoughts on “Il grande Gatsby

  1. Anche io ho letto il libro anni fa e -stavolta non potevo non lasciare un commento- concordo con ogni singola parola che hai scritto. Una per una. Tranne l’amore adolescenziale per Di Caprio a cui però riconosco un’INDISCUTIBILE gigantesca bravura.
    Aggiungo che tra i canidi del cinema io oltre alla Mulligan farei rientrare senza remore anche Tobey Maguire, che tra l’altro da cane, oltre alla recitazione, ha anche il nome. Non so se concorderai, ma io riuscivo a reggerlo a malapena in spiderman, e solo perchè la maschera copriva le sue 3 (di numero) espressioni facciali.

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