Viaggio sola

viaggio solaRoma. Irene è una quarantenne donna single che per lavoro è ‘costretta’ a soggiornare nei più lussuosi e ricercati hotel del mondo. È quello che si definisce ‘ospita a sorpresa’, quella persona che arrivata in un hotel non si annuncia, se non una volta pronta a ripartire con tabella dei voti alla mano. Valuta, con guanti bianchi alla mano e un kit degno di Room raiders, gli standar del servizio, controllando ogni singolo minimo impercettibile particolare. E il suo giudizio ha un peso non da poco, con qualche voto basso di troppo può togliere stelle agli hotel come punti sulla patente.
Negli hotel si sa si fanno incontri interessanti, soprattutto se si è soli, e tra freddi saluti di cortesia, e una notte di sesso sfrenato quasi annunciato e poi saltato, Irene incontra un’affascinante antropologa femminista, che con le sue opinioni ferme e illuminate ammalia la timida e un po’ insicura Irene. Ma questi incontri finisco per restare una parentesi all’interno di altre breve parentesi dalla vita, in cui la vita vera, quella fatta di imprevisti, imperfezioni e relazioni viene messa da parte, per assumere il ruolo di chi andrà a curare il benessere del soggiorno che terzi faranno nella loro vita vera. Una sorta di volontariato nel lusso, però ben stipendiato.
E tra brevi e asettiche giornate trascorse nello sfarzo, Irene appena mette piede a Roma ritorna alla sua ancora più sterile casa, dalla quale volentieri fugge per andare a rifugiarsi nella famiglia scombinata della sorella, o in quella ancora più complicata dell’ex, ora migliore e unico amico Andrea.
Se ad un primo pensiero potrebbe sembrare un lavoro da sogno, come realizza Irene dopo un soggiorno diverso dagli altri, ciò che potrebbe sembrare una scelta di libertà, altro non è se non solitudine, ma in fin dei conti il viaggio di ognuno è diverso, e si è liberi di scegliere quello che più ci si adatta, anche quello consapevolmente solitario.
Non so bene dire da cosa, ma si percepisce che la regia è femminile, forse dal soffermarsi nei dettagli, dalla pulizia e leggerezza delle inquadrature. E mentre ero seduta in sala pensavo meravigliata che, piaccia o meno, resta comunque un film insolito per il cinema italiano, non solamente per le numerose location estere che lo rendono non solo italiano o europeo, ma realmente internazionale, ma anche per il suo essere asciutto, curato, privo di italianità o ancora peggio di romanità. Definendolo con una parola forse desueta è semplicemente moderno. Nonostante la presenza di Margherita Buy e di Accorsi, che potrebbero subito far pensare: ‘e chi altri ci volevi mettere sennò?!’, restano comunque equilibrati nella loro interpretazione, con una Buy sempre elegante anche nel picchiettare i tasti del portatile e fortunatamente priva dei soliti isterismi, e un Accorsi non così protagonista da far diventare la sua presenza fastidiosa. A spiccare su tutti però è Lesley Manville, che nonostante i suoi soli dieci minuti di apparizione resta impressa, indelebile, non solo per il personaggio particolarmente azzeccato, ma per una naturalezza e una bravura che aimè tutto il cast insieme non ha.
Non so se sono stati i felici 3 euri spesi o il piacere di stare dopo un po’ di assenza finalmente seduta in sala, ma io a questo film non toglierei neanche una stella.

Visto con: Marika

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...