Castaway on the moon

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Corea del Sud, no non quella matta del nord che da lì a parte i missili non esce mai nulla e nessuno. O forse si.
Seoul. Kim è sull’orlo della crisi: niente soldi, niente ragazza, tanti debiti. Soluzione? Bè ovviamente il suicidio, quello rapido, indolore e certo: buttarsi dal ponte. Peccato però che la corrente del fiume non lo porti nell’aldilà ma sulla riva sabbiosa di un’isola deserta. Che non è però quella tropicale che sarebbe troppo facile, no, Kim si risveglia in un isola ricoperta d’immondizia nel bel mezzo del centro città. E siccome l’assurdo non è mai abbastanza, non sapendo nuotare è costretto a rimanere sull’isola, che neanche fossimo su Lost. Ma di necessità virtù, e l’isola desolata e isolata diventa il porto sicuro e confortevole del naufrago
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Ma non è poi del tutto solo, a guardarlo da lontano con un non discreto obbiettivo c’è una ragazza altrettanto sola stramba

tumblr_mkp1aiWJZm1qdr81fo1_500(ah ma ecco da dove ha preso spunto quella!)
Rinchiusa nella sua cameretta da tempo immemore a causa di una cicatrice sul viso, passa le giornate con una routine molto serrata cosicché nulla sfugga al suo controllo. Fino a che una delle due volte all’anno in cui guarda fuori dalla finestra per fotografare la luna deserta, si ritrova a guardare un’altro luogo deserto, l’isola di Kim. Da qui inizia una strana corrispondenza tra i due fatta di messaggi sulla sabbia e risposte infilate nelle bottiglie affidandone il destino alla corrente del fiume, altro che relazioni 2.0.
La storia del naufrago sull’isola deserta certo non è una novità, se non nel fatto che l’isola è in pieno centro città, ad un passo dalla vita che scorre tra milioni di persone. La svolta originale del film sta nel racconto della vita della ragazza, che altro non è se non un hikikomori = quella persona che per tempo indefinito si rinchiude nella sua stanzetta senza mai mettere il naso fuori casa, affidando la sua intera ‘vita’ al magico mondo di internet, cosa che facciamo un po’ tutti, hokikimori for life.
Dal parallelo tra le loro due vita: quella di lei con una voluta segregazione tra quattro mura, e quella di lui fatta di un emarginazione non cercata e delimitata dai confini dell’isolotto, ne esce una condivisione di volontà, nessuno dei due vorrebbe lasciare la bolla felice lontana dal mondo reale ‘Vorrei vivere sulla luna. Perchè sulla luna non c’è nessuno, e dove non c’è nessuno, non puoi soffrire di solitudine.
Il film fa riflettere ridendo, o fa ridere riflettendo, vedete voi. Non fate quelli che ‘io i film giappocinocoreani non li guardo perchè di no’. Per una volta scardinate queste fissazioni e fatevi due risate. Corea è bene.

Visto con: la felicità della solitudine di una stanza vuota.

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