La definizione di sfiga

Anche se è domenica qua si lavora, solito divanetto con mac sulle gambe, diamoci ai disegni. Passano le ore e penso: ma ti pare che io devo passare tutta la giornata qui dentro? Guardo la tabella delle maree e deciso: dopo pranzo bagnetto. Pranzetto improvvisato con quello che la dispensa offre, misterioso mattone di riso e cocco quasi insapore e finto caffè in polvere. Lasciamo i vestiti da Lucy visto che le spiagge non esistono e ci buttiamo in acqua, ma oggi niente bagnetto silenzioso e rilassante. In lontananza dei bambinetti sguazzanti ci adocchiano e, tempo due minuti, me li trovo letteralmente addosso mentre mi urlano cose incomprensibili. Memore dei racconti del saggio Futu, nuotonuoto fino a dove l’acqua è più blu e non si tocca più, salva. A quanto pare visto che il 98% degli abitanti sono musulmani, vedendo l’oceano come la casetta del diavolo non vanno mai a farsi un bagno, e quando lo fanno non sapendo nuotare restano a riva. Segregate nell’acqua profonda galleggiamo mentre la corrente ci trascina lentamente verso le mangrovie, sempre puntate dai bambinetti fastidiosi. Dal pontile qualcuno inizia ad urlare, grazie a dio il padre di uno (o forse tutti vai a sapere) li richiama a riva, testa bassa e salvagente in mano escono dall’acqua. Libere. Per continuare le coccole della domenica decidiamo di viziarci con uno dei famosi dolcetti di stephan. Doccetta, crema, autan e cappello ci incamminiamo verso la panela africana quando Nuoo! vediamo sfrecciare davanti a noi in scooter moglie e marito. L’unica opzione è svanita così, oggi niente dolcetto, doh. Come mi consolo? Felice della scoperta di breaking bad mi sedo di non so quante puntate, interrotte solo dalle infinite chiamate di futu per gli ultimi aggiornamenti sull’uscita di domani.

Sveglia alle 5 con il sole già alto, colazione con mezza papaya e zaino in spalla dirette da Lucy. Oggi gitina in barca al largo, per vedere il relitto della nave di non so quale epoca, e la lingua di sabbia che emerge nel mezzo dell’oceano solo con la bassa marea, si parte. In barca con noi c’è l’insostituibile Futu posizionato a prua, Rebecca, una ventinovenne infermiera svizzera di medici senza frontiere, che dopo sei mesi di duro lavoro che non voglio neanche immaginare in sud sudan è venuta a ibo in vacanza, e una coppia di pensionati da film: lei, Anita, bionda lentigginosa e bellissima, con un’energia che non raggiungo neanche se mi fanno di adrenalina, tutta sorridente e intenta a fotografare che non si è persa neanche un’onda nell’oceano e Carlos, il silenzioso marito un po’ lupo di mare, capelli lunghi grigigrigi con barbone che non so quand’è l’ultima volta che se l’è fatta, mezzo sdentato fa tutto quello che la tenerissima mogliettina chiede. Si parte, tempo mezz’ora e io e valeria iniziamo a soffrire il mal di mare. Carlos pronuncia due delle dieci parole che dirà in tutto il giorno: fissate le isole. Ok capitano. E infatti passa tutto, però solo a me, valeria lascia un ricordo al mare e si prosegue, fino a che in lontananza vediamo emergere giganteschi pezzi di nave arrugginiti, prima tappa raggiunta. Maschera, boccaglio e pinne Splash in acqua, e con la coordinazione che mi contraddistingue mi ingarbuglio in un gomitolo di capelli faccia e plastica, fortuna che arriva superFutu ad aiutarmi. Maschera a pelo dell’acqua vedo comparire un fondale non così profondo ricolmo di pesci di ogni forma e colore, e nello stupore bevo mezzo oceano. Di pinnata in pinnata mi ritrovo improvvisamente circondata, uno sciame di milioni di micropescetti trasparenti con lisca blu in bella vista, i famosi pesci lastra (ok l’ho appena inventato, poi chiederò il nome all’onnisciente futu) mi avvolgono e mi seguono nuotando. Orami più a mio agio con la testa sott’acqua che emersa seguo futu nella vana speranza che mi faccia una foto subacquea ma no, lui è intento a fotografare Tutti i pesci dell’oceano. Quant’è passato? Cinque minuti o due ore non lo so, e risaliamo in barchetta diretti alla seconda tappa: sand bank. E vediamo spuntare in lontananza una duna bianchissima nel centro dell’oceano, vicino ad una lingua di sabbia. Ancorata la barca si scende, zaino in spalla e spluf in acqua. E qui succede quello che NON DOVEVA SUCCEDERE: non avendo calcolato esattamente la profondità dell’acqua finisco per inzuppare lo zaino, evabbè cosa vuoi che sia un po’ di acqua, ma c’è un piiiccolo dettaglio: all’interno c’erano non uno ma due telefoni, e in un secondo fritti tutti e due. Telefono, macchina fotografica e unico mezzo di comunicazione Addio, tutto in un colpo solo. Mio caro iphone riposa in pace, al contrario di me che elenco tutti i santi conosciuti e non nella Totale disperazione. Ma cosa vuoi fare, sei praticamente nel set dei solari bilboa, costruita la tenda bianca legata su quattro pali di legno a creare l’unica ombra nel raggio di chilometri, tutti in costume ci ributtiamo in acqua, la fase pianto disperato è rimandata a dopo Ma la sfiga che può avere una persona in un giorno va ben oltre (qualcuno mi sta facendo una macumba? se sei in ascolto fermati!) Come le galline ce ne andiamo a dormire prestopresto e coperta da un lenzuolo di fazzoletti mi addormento. Ore 3: MARTAAAAAA! Un urlo di terrore puro mi sveglia. Nel nostro letto c’è una cosa lunga e nera che striscia veloce: un lunghissimo millepiedi-scorpione, una mutazione genetica diabolica. Scattiamo in piedi e nel tentativo di prenderlo ci sfugge infinite volte velocissimo infilandosi in ogni minuscola fessura del letto. Cosa vuoi fare? Smonta il letto, lenzuola di qua, cuscini di là e materasso-zattera per aria. Torcia alla mano stiamo a cercarlo per un’ora finché quel maledetto si decide a scendere dal letto e lì, ciabatta munita, sfogo tutta la mia frustrazione su quella bestia finché non gli vedo anche l’intestino, e ancora si muove, il diavolo vero. Giù per il water e si ritorna a letto a dormire, e ad immaginare di essere ricoperti di striscianti bestie nere, boa noite. Fine della giornata di merda dell’anno, cosa ci aspetterà domani?

Scritto: con in sottofondo Don’t worry be happy, lo leggo come un segno?

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