Cammina cammina

Sveglia presto, colazione celere e alle 8.30 siamo belle pronte ad aspettare che arrivi indiana. 8.45.. 9.. 9.15.. eccolo arrivare con il solito passo sicuro e il cappello di paglia, ci saluta fascinoso e prosegue dritto per salutare il crucco. Birra d’ordinanza scolata in un sorso e via, pronti per partire! Alla ‘passeggiata’ si unisce anche benjamin, ragazzetto ‘guida’ dell’isola che con tanica di benzina sulla spalla ci fa strada. Dalle strade sabbiose dell’isola scendiamo nel letto del mare e grazie alla bassissima marea proseguiamo sulla distesa di spiaggia fino ad intrufolarci nella foresta di mangrovie. Qui il sentiero si fa strettissimo, segnato dalle basse radici pungenti ci ritroviamo in un labirinto dalle pareti verdi alte almeno due metri. La sabbia è bagnata da piccoli rigagnoli e iniziamo a camminare sull’acqua che neanche gesù.  E dal bosco entriamo nei canali dove l’acqua inizia a salire e il fondale di sabbia si riempie di grosse rocce ricoperte di alghe, e nonostante il baricentro bassissimo sguish scivolo ogni tre passi sotto lo sguardo perplesso di jaime. In fila indiana proseguiamo, e la sottoscritta, l’ultima delle nane con l’acqua ormai alla vita. Nel tragitto incontriamo gruppetti di persone che camminando nella direzione inversa portano di tutto e di più, in bilico sulla testa o tra le braccia, come il bambino di neanche due mesi appeso al collo del sicuro papà. Totalmente zuppa risaliamo dal canale, che di lì a poche ore con un metro di acqua in più ripercorreremo in barca, per proseguire sulla terra emersa dove anziché nella sabbia i piedi si affossano nel terreno fangosissimo che neanche fossero sabbie mobili, e con il guano che risale fino alle ginocchia, in mancanza di rami a cui appendermi vengo tenuta in bilico dalla mano forte di benjamin, che beato cammina scalzo con il carburante sulla spalla. Guardandomi intorno intanto penso: bello, bello bellissimo davvero, ma facciamo che resti la prima e ultima volta. Altri rivoletti d’acqua che magicamente fanno ricomparire le superga sotto la palla di fango che mi ritrovo ai piedi e la foresta improvvisamente si riapre e ci ritroviamo nuovamente sulla sabbia che costeggia il canale. Sfiancati ci fermiamo per una brevissima sosta idratante e Indiana magicamente estrae dallo zaino dei bon bon cioccolatosi che chi l’ha mai visto il cioccolato qua, gamm energia a me. Via si riparte, e indiana con il solito passo da militare prosegue sicuro mentre ci dice che stiamo per entrare nel quarto mondo, ai suoi occhi questa camminata è come un videogioco di mario bros, dove ad ogni cambiamento di paesaggio corrisponde un mondo diverso, se è così io ormai ho perso quasi tutte le vite. Dalla terra scendiamo per l’ultima volta sul letto dell’oceano e UAU. Con un orizzonte senza fine entriamo nel ‘mondo’ del deserto bianco, con davanti a noi in lontananza una piccola oasi verde, che altro non è se non l’isola di quirimba, rimangio tutto quello che ho pensato prima, e a bocca aperta mi guardo intorno pizzicandomi incredula. Avanzando verso l’isola la spiaggia viene tagliata da profondi canali e splash dentro di nuovo fino all’ombelico in un alternarsi di sali scendi finché, dopo un’ora e mezza di marcia ritmata vediamo finalmente comparire davanti a noi l’isola coperta di palme e piccole casette in bambù, siamo arrivati Senza troppe cerimonie si prosegue per le strade sabbiose fino ad arrivare all’edificio in costruzione progettato da indiana. Senza neanche prendere fiato raduna i vari operai per iniziare i lavori mentre noi due donnine con il tenero benjamin stiamo all’ombra della capanna sedute sui mattoni di terra essiccati a riprendere le forze. Con ancora solo un paio d’ore prima che la marea risalga e la nostra barca parta, seguiamo jaime come delle piccole ombre annotandoci tutto quello che esce dalla sua bocca, ora sedotte più che mai.
Sotto il sole che sembra incendiarci ripartiamo in direzione spiaggia con benjamin al seguito, che approfittando del leggero anticipo da brava guida ci mostra tutti i quartieri, e tra i bambini che indicandoci urlano ‘musungu musungu!’ passiamo per il piccolissimo mercato fino ad arrivare all’unica guest house dell’isola, dove spiaggiati in riva al mare troviamo gli unici turisti. All’ombra di gigantesce palme un bambinetto dolze dolze arriva con un vassoio piedi di biscotti zuccherosi appena sfornati dalla mamma. I sesaminii! Grossi rombi di zucchero e sesamo mi puntano e non potendo resistere ne compriamo due, e il pranzo è fatto. Dopo un’attesa infinita di non si sa bene cosa ma non stiamo a fare domande che qua nessuno a mai fretta saliamo in barca insieme al gruppetto di turisti: una tristissima coppia di francesi con bandana in testa (la peggior razza di turisti), un ragazzo inglese mezzo bianchiccio e mezzo ustionato insieme all’amica sferica tedesca avvolta in una bellissima capulana in viaggio da maputo, una francese un po’ insignificante e lui, un belga dolzedolze che mi racconta di essere in viaggio da mesi e non avendo soldi trova di paese in paese lavoretti in cambio di un letto e cibo, tenerissimo.
La barca ci lascia davanti all’hotel, che servizio, e mi fiondo sotto la doccia ghiacciata.

Scritto: davanti ad un tè bollente

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2 thoughts on “Cammina cammina

  1. Congratulazioni Marta! Ho letto d’un fiato tutti gli ultimi post della tua avventura! Immagino il millepiedi /bestia nera… ma anche il cielo pieno di stelle, sembra un paradiso da come lo descrivi! Attendo il prossimo post… buon proseguimento!

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