Primera dama!

Mi sveglio felicefelice ripensando all’ultimo sogno: potevo volare! E insieme a non so chi me ne andavo ad Oslo, chissà poi perché sceglievo il freddo.. e poco dopo scoprirò da Facundo che sognare di volare è una cosa positiva perché significa di sentire di avere un sacco di possibilità, muito bem. Colazione servita da Demo che nel suo tentativo di slang inglese mai capisce che vorrei bere del tè nonostante glielo chieda in tutte le lingue che conosco. Quanto mi manca Futu. Doccetta freddafredda che qui l’acqua calda nessuno l’ha mai vista e alle 10 puntualissimi Futu e Facundo ci passano a prendere. Tutta l’isola da giorni è in gran fermento per l’evento del mese, o forse dell’anno, oggi in visita ad Ibo ci sarà la primera dama (alias first lady del presidente). E non volendoci far scappare l’unico giorno di gran movida usciamo tutti insieme sotto il sole ogni giorno più bollente. Raggiunta la fortalesa vediamo centinaia di bambini con il loro vestitini da festa scorrazzare galvanizzati tra l’ombra dell’unico albero e il saliscendi del forte Futu, che sembra vivere ogni giorno come il giorno più felice della sua vita, è più emozionato di tutti i bambini messi insieme e ci porta nella posizione strategica da dove entro breve dovrebbe passare la primera dama. Ed eccola lì, di giallo vestita ci passa davanti seguita da una serie di woopi goldberg e da uno sciame di bambini saltellanti. Sapendo qual è in realtà il nostro vero interesse Futu ci porta nei negozietti degli artigiani, e passiamo dai vestitini bellibelli realizzati con quelle macchine da cucire che da noi altro non sono che reperti storici, alle sculture realizzate su quel legno scuroscuro e tanto pregiato che non ricordo come si chiama. E qui incontriamo Isabel, che dopo mesi e mesi a sentirla nominare scopriamo che esiste veramente, e credendo mi sarei trovata davanti una fricchettona tardona spagnola resto piacevolmente sorpresa di vedere che in realtà è una donna molto elegante e pure simpatica. Lo shopping tour (dove per il momento tutto tocchiamo fuorchè il portafoglio) continua e arriviamo nella bottega delle borsette in paglia e lì iniziamo a prendere le misure di come far entrare tutto negli zaini. Quel tenerone di Futu ci dice che dobbiamo contrattare tutti i prezzi perché quelli sono per i turisti e noi non lo siamo, e vista la sua abilità nell’abbassare anche il prezzo dell’acqua (alias l’oro) decido che a comprare i miei regalini c’andrà lui. Nella disidratazione totale andiamo nell’unico localino sulla spiaggia, arquipelago, dove a mettere la musica c’è il più zarro dell’isola. Ora di pranzo, dove andiamo dove non andiamo alla fine optiamo per il dolzissimo Stephan, il rinomato chef francese, e che gran scelta. Arrivati veniamo accolti da un cagnone bianco sordo e da una triste notizia, non c’è nulla di pronto! ma può improvvisarci qualcosina, ci fidiamo. E facciamo bene, perché con solo una mezzoretta di attesa vediamo comparire sul tavolo ogni ben di dio: formaggio cotto ricoperto di sesamo, lulas fritti, carne di capra, le patata più buone della storia, un pesce misterioso ricoperto di verdurine che chi le ha mai viste le verdure qui, e il gran finale: granchio immerso in una besciamella di cocco (cocco grattuggiato cinque minuti prima da uno dei cuochi seduto sul pavimento della cucina, altro che quello disidratato), che presi dalla voracità ci arriverà letteralmente anche sui capelli. E stiamo lì a guardarci soddisfatti, dopo aver mangiato uno dei migliori pasti della nostra vita, e per fortuna che è stato improvvisato… E al momento del caffè Stephan si unisce alla tavolata e con un assurdo accento francese ci parla dei suoi programmi, che altro non sono se non i dolci che preparerà in questi mesi. E ci racconta minuziosamente, con una passione davvero rara, di ogni ricetta e della sua difficoltà nel trovare gli ingredienti giusti, come il miele che sembra essere introvabile, gestito da una sorta di mafia. Salutiamo e ci ricorda che il venerdì è il giorno in cui ha tutti i dolci, fermo che me lo segno Subito. Usciti dalla panela africana nella veranda di una casetta pagliosa vediamo tre generazioni di donne intente a vendere banane, Futu si tuffa e noi al seguito, 4 banane per 8 metical, affaroni. Il sole continua a picchiare e decidiamo di incontrarci dopo un’oretta in spiaggia per un bagno al tramonto. Da specificare che in quest’isola le spiagge non esistono, compaiono solamente durante la bassa marea che scopre distese di sabbia bianchissima, e per decidere di farsi un bagno bisogna stare con calendario delle maree sempre in mano. Scendiamo in spiaggia seguiti dai cagnoni di Lucy, una altissima e biondissima svizzera francese arrivata sull’isola anni fa. E mentre guardiamo tutti i granchietti correre velocissimi dentro la sabbia nel tentativo di nascondersi dai cagnoni, vediamo il cielo cambiare lentamente, il sole inizia a tramontare e l’acqua a salire lentamente. Tutto si trasforma in una scatola di pastelli giotto. Ci immergiamo in un’acqua blu oltremare, bollente e piatta come una tavola mentre il cielo cambia infiniti colori per poi ricoprire tutto di un meraviglioso color lavanda e scopro che tutti i colori della scatola esistono anche in natura! Mentre tutte le sfumatura di viola esistenti lasciano spazio al blu notte improvvisiamo una lezione di yoga e Futu mi propone di farla ogni mattina, e intanto penso: ma chi me lo fa fare di fare l’architetto? Io ritorno qui a insegnare yoga e tanti cari saluti. E ripenso a quello che ho sempre pensato fosse il tramonto più bello che avessi visto, dalla cima di un’isoletta greca, e capisco che non c’è confronto, questo vince 100 a 1. Sono le 6.30 e tutto è immerso nel buio più totale, e mentre quel patatoso di Facundo ci indica le stelle ritorniamo a casa coperti di sale e beati.

Scritto: con sottofondo di preghiera in filo diffusione, salam.

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