Ora è casa

Sveglia, solita colazione a base di papaya che vai a sapere quante calorie ha, ma che poi quando mi ricapita? E giù di crepe e marmellata. Ieri si era deciso: da lunedì si inizia a lavorare serio, e visto che questa decisione non dipende dal tempo, al lavoro! Mattina produttiva davanti al computer, con a lato due fusti che la ciccia non l’hanno mai vista, e scavando la piscina ci ricoprono benben di polvere, obrigada. E mentre stiamo lì a ciarlare una coppia di teneri vecchietti sentendoci parlare in italiano ci approccia, e scopriamo che i due teneroni sono di brescia. Il marito ci racconta con una lentezza beata dei suoi infiniti viaggi nei deserti africani e asiatici, e delle sue numerose incursioni all’interno di piccole tribù sconosciute sparse per il mondo, spesso seguito dalla fedele moglie, che solo a guardarla ti da così tanta sicurezza che vorresti chiederle di abbracciarti forteforte. Ci salutano per andare a fare un giro in barchetta, e mentre si allontanano sento la nonnina dire al marito: “pota! dobbiamo prendere l’acqua!” e da lì il mio amore per i Pota è ufficiale. È ora di pranzo, e scegliamo di provare il posticino di cucina locale vicino alla spiaggia. Entriamo da un cancelletto di bambù e ci ritroviamo davanti al cameriere: strabismo di venere galoppante e denti che non hanno mai visto uno spazzolino, bom dia. Ci dice che non hanno nulla di pronto quindi dovremo aspettare che ce lo cucinino, vabbè quanto mai ci vorrà per un riso e del pesce.. aspettiamo. E mentre stiamo lì sedute da quella che non solo sembra un’ora, un gruppetto di bambini entra nel giardino del ristorantino, e tempo cinque minuti sono spalmati sul muretto dietro di noi a fissarci curiosi. Dopo averci studiato attentamente, si spostano lentamente lungo il muretto fino ad arrivare alla mia destra, e al seguito della bambina più grande, con il solito passo felpato si siedono al tavolo con noi. La ragazzina mi sorride e mi tocca i capelli incuriosita. E mentre stiamo lì a scrutarci a vicenda una bimbetta inizia a cantare l’unica canzone che sembra essere arrivata sull’isola di recente, e in dieci secondi tutti insieme stiamo cantando ai se te pego… ora siamo amici. La capetta fissa il libro che Valeria tiene in mano e senza stare tanto a chiedere lo prende e iniziano tutti insieme a descriverci in portoghese cosa vedono nelle figure, e dall’essere timidi e cauti tempo un minuto sono distesi sui tavolini con il nostro libro in mano. Dopo aver atteso due ore di orologio per il nostro pranzo i bimbetti si allontanano e magicamente lo strabico ci porta la solita porzione giga di riso e una granchio gigante. Con una voragine in pancia addentiamo peggio dei cannibali il granchione più buono della storia, e mentre stiamo lì con il pesce fin sui capelli i bimbetti si avvicinano per guardarci mangiare. Cos’è che ci insegnano fin da bambini? Non lasciare niente nel piatto, pensa ai poveri bambini africani! Piatti spazzolati: check! (cit.) Dopo un tentativo fallito di connessione ad internet nello studio di Davinia ritorniamo a casetta e troviamo dei nuovi turisti: i temibili amerigani! Un gruppo di cinque biondone urlanti ha occupato il nostro salottino con borsine e borsette che manco fossero appena atterrate ad L.A., ed è subito odio. I decibel salgono così tanto che ci ritiriamo nelle nostre stanze, e spaparanzate sul nostro lettone ci abbandoniamo ad un filmetto.

Scritto: dopo un bagnetto al tramonto

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