Viaggio sulla luna A/R

Il vento è scomparso insieme ai nuvoloni, e il sole cocente è ritornato a svegliarci all’alba. Come da programma ci prepariamo alla scarpinata domenicale, e dopo un finto cambio programma, sotto il sole tropicale ci incamminiamo tutti insieme: il carpinteiro senza acqua munito, Soio il cane che ti taglia la strada, Davinia che mi pare ogni giorno più simile a pollon e Jaime, che non può essere altro se non un personaggio di un film. Ma soffermiamoci un po’ su di lui: architetto colombiano dall’abbronzatura perfetta e il fisico ancor di più, si presenta con cappello di paglia d’esperienza e zainetto pesante perché la sua donna il peso non lo deve portare. Dandogli completa e totale fiducia perché altro non puoi fare, seguiamo il suo passo spedito, e dalle strade di sabbia bianca della città passiamo alle stradine rosserosse costeggiate di piccole capanne e palme, fino a ritrovarci a guadare un piccolo fiume, e cosa vuoi fare? Ssciacc dentro con scarpe e calzini, e ora la camminata diventa ancora più divertente. Passato il fiumiciattolo entriamo nella fittissima foresta di mangrovie, quando improvvisamente compare davanti a noi un un magico paesaggio lunare: grazie alla marea bassabassa, ci ritroviamo a camminare su un’infinita spiaggia bianca costellata di strane rocce nere puntinose con all’interno grandi fori circolari colmi di acqua azzurrissima e di pescetti intrappolati. Jaime, il nostro indiana jones, figurati se sceglie il percorso più facile, e dal sali scendi sabbia-rocce andiamo a camminare nell’oceano, con l’acqua che ci inzuppa i pantaloni, e lì, con mia totale sorpresa indiana si distende nell’acqua, zaino compreso, e vediamo emergere solo il grande cappello di paglia… Attraversato il mare puntinato di piccole e nere stelle marine, arriviamo alla costa verde, e nascosto da un boschetto di alberi ecco spuntare il tanto cercato faro. Neanche il tempo di salire e guardarci attorno che già siamo in costume, pronti a buttarci nell’oceano tra le onde che sbattono sugli scogli e gli infiniti granchioni neri. Con il sole che ci scioglie e la marea che lentamente risale ci incamminiamo nuovamente verso casa. A passo spedito per evitare di nuotare dove prima camminavamo, noi poveri sprovveduti ci guardiamo intorno alla ricerca della strada dell’andata, ma è come orientarsi nel deserto. Niente paura, noi abbiamo indiana. E affidandoci nuovamente a lui, ci ritroviamo improvvisamente a calpestare le nostre impronte di poche ore prima! Aahhh…
Ritornati sulla strada, senza neanche un filo d’ombra, incontriamo un branco di buoi, e inizio a pregare che quel pirla del cane non inizi a correre, e mentre cammino immagino solo quelle due corna appuntite infilzate nella mia pancia. Superato il bestiame e riprendendo il respiro vedo Valeria presa da una chiacchierata con indiana, e alla classica domanda: ti trovi bene qui, ci resteresti? Lui risponde conciso con un: “sì, qui ho trovato l’amore della mia vita”. Sèè allora ditelo!! Il nostro passo si rallenta sempre più finché stremati raggiungiamo la casa del carpinteiro. Alla proposta di fermarci per mangiare una papaya frescafresca non gli lascio neanche il tempo di finire la domanda che già sono seduta a tavola con i piedoni liberi dalle scarpe zuppe. Seduti all’ombra di un tetto macuti divoriamo la papaya più buona del mondo mentre tutto intorno a noi vediamo dei grossi scimmioni rincorrersi tra alberi e steccati. I morosetti spariscono dietro la porta di bambù e noi restiamo in compagnia dell’incomprensibile carpinteiro, che optando per un intelligente silenzio ci fa ascoltare tutta la discografia di Tonino Carotone. Ma dove sono finiti gli altri? Curiosa come sempre oltrepasso la misteriosa porta e mi ritrovo nell’orto di Davinia e una visione appare davanti ai miei occhi: con il sole sempre più basso, all’ombra di gigantesche palme vedo indiana che con posa plastica, solito cappello in testa e un innaffiatoio in mano, bagna le piantine dei pomodori mentre cammina scalzo e ammutolisco. Uscita dal film e dal giardino ce ne ritorniamo a casa, e dopo la doccia Perfetta collassiamo felici.

Scritto: all’ombra di un albero

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