“Ogni giorno, da ogni punto di vista, vado sempre meglio!”

Scrosci di pioggia, sveglia notturna da salto sul letto: ma sbaglio o ora Non dovrebbe essere la stagione delle piogge?! Marta dormi.
Sveglia alle 8.30 e colazione con te e muffin etiope del giorno prima, la mattonata. Programma del giorno? Comprare una sim mozambicana e capire dove dormiremo per i prossimi due mesi. Da dove iniziamo? Andiamo da Isadora, la proprietaria del residencial con bambino cicciotto sempre in braccio, che ci chiama un taxi per andare in centro. Scortate da Duda il tassista, arriviamo in centro e ci affianchiamo ad marciapiede, in un secondo quattro braccia entrano dal finestrino con in mano sim di qualsiasi genere. Per non farci fottere bellamente contrattiamo all’infinito finchè dei sospettosi e sospettabili poliziotti accostano il taxi. Scende uno con fucile in mano a chiedere i documenti al povero Duda. Glieli prendono e dicono di seguirlo. Ehm, dove stiamo andando?! Gira e rigira ricordiamo al nostro amico tassinaro che noi dobbiamo ancora prendere le sim. Detto fatto ci porta alla Mcel, possiamo pagare in dollari? Ovvio che no, e allora andiamo a cambiare i soldi in metical. Altro che bancomat, entriamo in una casetta fatiscente dove un tizio svaccato su un materasso si alza per servirci e ci da la bella notizia che il dollaro oggi è basso quindi il cambio sarà ben poco favorevole. Non contente noi cerchiamo di contrattare, niente da fare, il cambio lo decide lui e punto. Con un cinquecentone ce ne torniamo alla Mcel dove il caro commesso servendo tre persone contemporante e con tutta la sua calma ci dona le due sim. Un’ora, minacce dal poliziotto armato, contrattazioni anche per attraversare la strada, tutto per due schede. Arrivate a casa e dopo venti dollari regalati a Duda, lo salutiamo e gli promettiamo che la prossima volta richiameremo di nuovo lui, e lo lasciamo ritornare dai poliziotti a riprendersi i documenti, forse. Bene, è già ora di pranzo e noi ce ne andiamo al Peter’s place che promette di avere internet. Entriamo e ci troviamo davanti ad un baobab enorme con i rami che toccano cielo e terra. Ci sediamo, ordiniamo e ci lanciamo sui computer per la prima scaipata. Dopo un’ora abbondante e con gli occhietti a cuore ci arrivano dei piattoni fumanti. Ah ecco dov’è finita la gallina che mi camminava davanti ieriPancia piena e piatto ancora colmo è ora di iniziare a fare delle chiamate. Isabel tutta dolze mi dice che a Ibo non possiamo più dormire da Stephan, cuoco francese di nouvelle cuisine con b&b delizia (chettristezza!), ma tra poco mi chiamerà il proprietario del Miti Miwiri per contrattare un po’ sul prezzo della stanza per i prossimi due mesi. Tempo due minuti arriva la chiamata e riesco a cavarmela con un prezzo decente e pure la colazione compresa. Valeria dall’altro lato del tavolo intanto ripete il mantra del giorno “ogni giorno, da ogni punto di vista, vado sempre meglio”. Pacca sulla spalla e brave noi. Messaggino di Renato ‘l’autista’: Questa sera siete invitate a cena dai due italiani che avete conosciuto ieri, passo a prendervi alle 7.30’. Controlliamo l’agenda e accettiamo. Piccolo problema: e mo cosa ci mettiamo?!
Sono le 5 e il sole inizia a tramontare, le mosquitos escono e noi andiamo a rintanarci sotto la zanzariera.
Come promesso Renato arriva spaccando il minuto e ci dirigiamo al Pemba Beach a raggiungere gli altri italiani per andare a cena. Posto super lusso, molto arabeggiande con prati giganti e piscine blublu, entriamo in una stanza altissima piena di teste di animali di ogni tipo e vediamo seduti ad un tavolino sulla veranda i nostri compagni di cena. Il primo a presentarsi è un cacciatore spagnolo (che dopo pochi minuti mi regalerà un bosslo di un proiettile) che dalla faccia pacioccosa tutto sembra fuorché un bracconiere. Mentre ci racconta che proiettili usare per uccidere i diversi animali arrivano gli italiani del nostro residencial, e ultimi i nostri due amici dolzi. Bene, ci siamo tutti e dodici, andiamo a cena. Dopo la lunga scelta del ristorante arriviamo in un posto sciccosissimo con più camerieri che clienti. Finisco, per mia gran sfortuna, seduta vicino al giovane architetto milanese trapiantato a Londra, un pirla galattico. Davanti a lui un altro pirla milanese che a me pare pure ritardato e  che altro non fa se non mangiare pane e burro e fissarci. Babbè. I due dolzi si rivelano sempre più dolzi e scopriamo nuovi personaggi: davanti a Valeria c’è ‘il papà’ che racconta solo storie interessanti e mille chicche: “ci sono tre posti nel mondo con il clima mediterraneo: il mediterraneo, la california e il sud africa, e questi sono i posti con il migliore vino al mondo. In sudafrica fanno anche la grappa, e a giudizio degli italiani è più buona la loro!”. Alla destra di Valeria c’è Fulvio ‘il tenero’ che ci lascia dei soldi per un bimbo di Ibo conosciuto tempo fa e ci dice che sull’isola c’è un caffè favoloso che sa di cioccolato. Al che dal fondo del tavolo ‘il baffo marpione’ ci dice anche che lì c’è un riso buonissimo che non ha mai subito modifiche, e chi lo fa? Una comunità di cinegri! Ahh ma allora esistono!! Tutti entusiasti del nostro viaggio ci suggeriscono cose da fare e da vedere, tutti tranne Renato ‘l’autista’ che inacidito dalla vita ci dice che è un buco e che ci annoieremo sicuro. Probabilmente questo lo dice avendo vissuto da solo e senza elettricità per due anni e mezzo a Metundo, in un’isoletta più a nord, dove insieme ad un altro italiano, padrone dell’isola, ha costruito un intero resort. Mentre banchettiamo a granchi e aragoste il cacciatore dall’altro lato del tavolo ci fa una proposta: accompagnarci a Ibo con la sua macchina. Interessante.. Tavolata da favola, posto meraviglioso con praticamente un cameriere a testa che da dietro versa costantemente l’acqua e sposta la sedia quando ci si alza, fortuna che la cena ci è stata offerta.. Ultimi saluti e riceviamo dal dolze ciccioso un biglietto per 15 minuti di massaggi alla spa dell’hotel, il numero del cacciatore per tenerci in contatto per il viaggio e un passaggio dagli italiani vicini di stanza.
A 24 ore dal nostro arrivo possiamo dire che tutto procede molto bene.

Scritto: sotto un gigantesco baobab

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