Moonrise kingdom


1965, isola di New Penzance.

Con una lettera di dimissioni l’orfanello Sam fugge dal campo scout dove a causa della sua nerdaggine non è mai riuscito ad inserirsi, contemporaneamente a pochi km di distanza Susy Bishop, non sentendosi amata dalla sua stramba famiglia, con una lettera d’addio e un gattino in borsa scappa di casa. Sam e Susy si incontrano nel luogo stabilito nella breve corrispondenza iniziata dal loro primo magico incontro, che la fuitina abbia inizio.
(ma l’avrei potuta semplicemente raccontare così)

Come si può facilmente immaginare, la fuga dei due ragazzetti innamorati crea subito scompiglio, sia nel campo scout, con l’isterismo del capo Khaki, che in casa Bishop dove ad una prima reazione ritardata tutto viene affidato nelle mani del premuroso e teneroso poliziotto. Alla ricerca disperata da parte dei ‘grandi’ si contrappone la fuga divertita dei due innamorati, che a momenti di leggerezza

alternano comportamenti e discorsi da adulti, ben al di sopra di chi in questa storia adulto realmente dovrebbe essereSulla situazione di per sè già catastrofica si abbatte un temporale epico degno del sentimento del 2012: apocalypse is coming.
Quanto mi duole dirlo, quanto? Tantissimo. La gigantesca aspettativa mi ha portato a pensare a questo film come ad una bomba pronta ad esplodere, alla ficata dell’anno, e invece no, non mi sento di gridare né al miracolo né al capolavoro. Ricordando comunque che il Wes Non delude, non succede con questo film e non succederà Mai, certo è che più di dire: ‘è fatto Molto bene, è un film alla wes anderson’ non mi sento di dire. Tutti i punti fermi del suo stile rimangono: 1. il solito sguardo centrale e oggettivo, in cui è presente sempre Tutto quello che dobbiamo vedere, la macchina da presa scivola liscia su binari di burro dandoci la sensazione di passeggiare amabilmente per il set o all’interno della casa di bambole dimora dei Bishop, con una scena iniziale Perfetta degna dell’inizio di un gran film, dove ogni ostacolo viene magicamente spostato per farci vedere quello che sta dietro. 2. i costumi sempre Perfetti (avere cappottino di Susy Ora!), 3. il mondo dei colori, da un colore di base giallognolo si inseriscono punte di rosso, da qui i colori iniziano a diventare sempre più freddi fino ad arrivare alla tempesta in cui tutto diventa blu bluissimo, con una maestria di sfumature degna di ColourLovers. Punto 4. ennesimo film sulla famiglia, sulla famiglia strampalata, disfunzionale numerosa e alternativa, un po’ sul genere della setta come poi è quella degli scout, e sull’amore quello puro, a volte difficile e spesso ostacolato. Il ritorno ai soliti temi, sì, e attraverso l’ennesimo elogio al potere del diverso, disagio power. Ma come dichiara apertamente all’inizio, questo film altro non è se non la Variazione su un tema e la sua fuga. La variazione sul tema che da anni tratta sempre in modo impeccabile e la fuga da cui, attraverso un’iniziale divisione si arriverà ad un’unione nuova e rinnovata, tutto con il sottofondo di un’orchestra che di strumento in strumento si compone in una sinfonia. (Ascoltare!)

Io mi consiglio da sola una seconda visione, a voi quantomeno ne consiglio la prima.
E comunque io oggi vado da decathlon, tenda new trend.

Visto con: Sebastiano e la panza piena

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