Oldboy

Corea del Sud. Rilasciato dopo aver passato una notte in prigione tra i deliri della sbronza, Oh Dae-Soo viene misteriosamente rapito davanti ad una cabina telefonica, tra un via vai di ombrelli e pioggia battente. Si ritrova insiegabilmente recluso in una stanza al limite tra hotel e prigione senza saperne né il motivo né per quanto sarà costretto a rimanerci. Gli anni passano tra sospette ipnosi e cosciente lobotomia di fronte alla tv, mentre la sete di vendetta e i capelli crescono, ma sempre senza perdere il sorrisoAllo scoccare del quindicesimo anno di prigionia gli viene ridonata la libertà, ma perché solo ora? è una domanda che non si pone, l’unico pensiero che lo divora è trovare chi ha macchinato tutto questo e scoprirne il motivo. La risposta alle sue domande non tarderà ad arrivare, insieme alla possibilità di vendetta che più che fredda sarà servita surgelata.
Secondo capitolo della trilogia della Vendetta. Senza aver visto gli altri due episodi mi faccio consigliare il film con a detta una colonna sonora da paura, ma ad inquietarmi è stato ben altro non ci vengono risparmiate infatti scene di cruda! violenza, dall’estrazione dei denti con un martello ben appuntito all’impossibile quanto esaltante combattimento lungo l’affollato corridoio che probabilmente ispira l’insuperabile lotta continua di The raidTra le svariate perle che il protagonista ripetendosi all’infinito ci regala (come il fatto che le donne non posso fare il sushi perché solitamente hanno le mani calde, questo Jiro non me l’avevi detto!), l’insegnamento numero uno che ci dona è che la vendetta, per quanto faccia parte della nostra stupida natura di animali, altro non è che la liberazione da un bisogno più grande della nostra lucida volontà che non ci restituirà però né la soddisfazione di veder soffrire il proprio carnefice né ridarà ciò che abbiamo perso, anzi, ci succhierà lentamente tutte le energie insieme alla labile sanità mentale portandoci dritti a quell’inferno che da soli ci siamo creati. Ma ricordate: non importa quanti denti vi abbiano strappato, per quanti anni vi abbiano rapito o se siete così soli da immaginare il vostro corpo ricoperto di formiche, anche nella tragedia più totale l’importante è ridere, altrimenti resteremo i soli a piangere.

Visto con: Alessandro e i fuochi d’artificio.

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