La reine des pommes

Parigi, Adele viene inaspettatamente lasciata da Mathieu, quello che crede essere l’uomo della sua vita, e cade così in una profondissima depressione. Trovandosi senza una casa dove stare viene ospitata da Rachele, una lontana cugina con un occhio malandato, innamorata di uno sfuggente uomo italiano. Non riuscendo a vederla piangere tutto il giorno tra un lamento e l’altro, le da un unico consiglio per superare la delusione d’amore: stare con un altro uomo, il classico chiodo scaccia chiodo. Adele inizia a lavorare come baby sitter per la datrice di lavoro della cugina, e mentre cerca di riprendere in mano la sua vita incontra una serie di uomini: Jacques il padre della bambina a cui fa da baby sitter, Pierre un artista che ha conosciuto in un parco e Paul, uomo con cui ha avuto un reciproco colpo di fulmine. Tutti questi uomini però nella sua testa si trasformano nell’ex fidanzato, di cui assumono le sembianze. Nel tentativo di superare l’amore per Mathieu ritrova in questi uomini sempre lo stesso volto.
Primo lungometraggio di Valerie Donzellì, regista del bellisssimo La guerra è dichiarata, che dalla trama potrebbe sembrare cupo e triste, procede in realtà come una tragicommedia (proprio come succederà nel sucessivo film) trattando un tema doloroso come la fine di un amore, in modo stralunato e brillante come lei sa fare.
Dando lo stesso volto a tutti gli uomini, interpretati dal suo bellissimo ex compagno Jeremie Elkaim (di cui ormai sono autenticamente innamorata), inizia un viaggio interiore alla scoperta della sua parte sopita, nel tentativo di risvegliare attraverso i singoli uomini i suoi bisogni latenti. Già dalle prime scene si capisce che la mano dietro alla telecamera è la sua, non solo dal volto dei due protagonisti ma dall’approccio alla storia, dal suo rendere in muscial momenti di dichiarazione introspettiva e  nel non cadere mai nel triviale o nel patetico pur mantendendo uno stile personale e stravagante. Non riesce ad arrivare all’altissimo livello del suo successivo film, ma la strada nella giusta direzione è stata presa, e anche in questo caso trova il registo più adatto al racconto, facendone un piacevolissimo film sull’amore e sulla riscoperta di sè, attraverso una regia sempre delicata e sognante e un cast perfetto.

Visto con: la voglia di andare a Parigi

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