La guerre est declaree

Parigi, da una rumorosa risonanza magnetica passiamo attraverso il ricordo di Juliette ad un’altrettanto chiassosa festa, dove una Juliette più giovane viene notata in lontananza dal bel Romeo. Un gioco di sguardi, un bacio e la fuga nella notte mano nella mano. Il colpo di fulmine fa scoppiare l’amore tra i due e la passione travolgente li porta alla nascita del piccolo Adam. I pianti continui e lo strano comportamento del figlioletto preoccupano la dolce coppia, che in poco tempo farà una scoperta disarmante: Adam ha una rara forma di tumore al cervello che potrebbe essere fatale. E la tragedia inizialmente annunciata dai nomi dei protagonisti tristemente si verifica. Ma contrariamente a quanto ci si aspetterebbe da un evento di questa portata, i due innamorati decidono di non lasciarsi affondare dal dramma e di affrontare la situazione in modo diverso, lontano da pietosismi e con un’energia positiva e vitale. Nonostante la pesantezza della morte sia sempre presente Romeo e Juliet decidono di aggrapparsi ad una cosciente leggerezza, alla bellezza della vita e alla speranza. Il racconto procede tra paure, dubbi, emozioni, gag, vicende e dialoghi duramente vivi, sentiti, senza mai sfociare nel finto o forzato ottimismo.  Il romanticismo del loro amoro reciproco e dell’amore per il figlio porta, anche nel momento della scoperta di una probabile morte annunciata, a delle scene di assoluta e sognante grazia 

A coninvolgere dal primo all’ultimo minuto è il racconto personale, e in particolare il come è messo in scena: commuove e diverte, è la vera vita vissuta fatta di uscite con gli amici, corse, giochi nella neve e giri in giostra che aiutano a non cedere e a non abbandonare mai la speranza messa duramente alla prova.
Il legame tra cinema e vita in questo caso è quanto mai vero, la storia ci viene raccontata in prima persona dalla regista e protagonista Valérie Donzelli, reale ex compagna del coprotagonista Jérémie Elkaïm con il quale ha avuto un figlio. La tragedia della malattia del loro Gabriel è qui trasposta e rivissuta, carica di pesanti ricordi ma priva di isterismi, sviluppata senza mai cadere nel sentimentalismo sdolcinato, in un abbandonato sconforto o umiliando la loro tragedia privata. Ma come ci viene ricordato, il prezzo da pagare per una guerra c’è sempre, nessuno ne è immune.
La storia è raccontata così bene, in modo così sincero, spontaneo, realistico, dosato e mai eccessivo da essere sufficiente per renderlo un gran film,  ma l’aggiunta di colori, immagini poetiche e di una colonna sonora che calza come un paio di Camper comodecomode lo rendono Perfetto.
Mettendo questo secondo film ai primi posti della classifica dell’anno, corro a recuperare il precedente film di questa bravissima regista.
Guardatelo e fatevi del bene.

Visto con: una flebo di sentimenti attaccata al cuore.

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