Waiting for superman

Leggo sull’internazionale un articolo sulla qualità del sistema educativo in Finlandia, che per così dire spaccaiculi a tutto il mondo, paragonato con quello abbastanza disastroso degli Stati Uniti (vogliamo parlare di quello italiano? mejo de no), non sapendone un granché riparo e scarico questo documentario.
Usa, seguiamo le lezioni e le giornate di cinque bambini alle prese con i loro primi anni di scuola, alcuni sono poveri e altri ricchi, qualcuno ha le idee chiare su cosa vuole fare da grande e altri no, ma tutti sono uniti dallo stesso desiderio: poter studiare e andare al college. Sembra semplice come richiesta, se non fosse che vivono negli stati uniti e lì la scuola da frequentare non la si può scegliere, viene assegnata direttamente quella appartenete al quartiere di residenza, e non sempre è una gran scuola, soprattutto se il quartiere dove questi bambini vivono è harlem, il bronx o un qualsiasi altro postaccio del genere. Ma la certezza del dire quartiere malfamnato=scuola da buttare viene ribaltata. La responsabilità di una cattiva educazione, di una vita dedita a traffici illegale, dell’abbandono prematuro degli studi e in generale delle condizioni in cui vivono i ragazzi è diretta responsabilità delle scuole e più nello specifico dei singoli insegnanti. Tutto il sistema scolastico si basa sì su leggi, regole, programmi, orari, compiti a casa e quant’altro ma se si analizza davvero la questione il punto centrale della nostra educazione è stato proprio l’insegnante che abbiamo avuto, quello che ci ha scoraggiato, ignorato oppure stimolato, che ha fatto nascere e crescere in noi la curiosità e la voglia di apprendere sempre di più. Gli Stati Uniti però hanno un piccolopiccolo problema su questo punto: dopo due brevi anni di insegnamento un professore viene automaticamente protetto da una legge che gli garantisce di non poter essere licenziato, perciò anche se starà tutto il giorno in silenzio a leggere il giornale o a dormire sulla cattedra, questo verrà comunque pagato e la possibilità che venga licenziato è ridotta ad una piccolissima probabilità, perchè per colpa di un’interminabile burocrazia questo sarà quasi automaticamente illicenziabile. Bella roba. Quindi i genitori avendo chiaramente a cuore l’istruzione del proprio figlio cercheranno in ogni modo di evitare un qualsiasi contatto tra questi scalda cattedre e i propri figli, andando alla ricerca della scuola migliore dove il proprio pargolo venga educato come si deve. E qui sorge un altro piccolopiccolo problema: se non si hanno i soldi per mandare un figlio alle scuole private – soluzione più facile benchè non logica – per toglierli da queste fabbriche di decerebrati lo si deve iscrivere a scuole alternative, dove il figlio viene seguito passo passo lungo tutti gli anni della crescita, nelle quali però non solo un singolo genitore spera di mandare il proprio figliolo, ma decine se non centinaia. In questi istituti però non sarà il merito a dare la precedenza ad uno studente su un altro, a decidere è la fortuna, sarà infatti una lotteria a scegliere il numero del fortunato vincitore, vincitore di un educazione all’altezza del suo nome. La lotteria, il bingo, l’educazione del proprio figlio deve essere scelta dal caso, non c’è dio o preghiera che tenga, questo è. E il regista si confessa subito, benchè eterno sostenitore della scuola pubblica ogni giorno passa davanti a tre istituti dello stato fino ad arrivare a quella dove porta i suoi figli, una scuola privata. E ci credo.
Ma la scuola statunitense, amante di tutti i suoi test per valutare livelli ed eccellenze riesce in uno a piazzarsi addirittura al primo posto: gli studenti americani in cosa possono eccellere se non in Confidence!? E qui inizia una delle migliori scene di tutto il documentario: una montaggio di video presi direttamente da youtube dove questi mezzi deficienti si lanciano in acrobazie, salti, e quant’altro carichi della loro sicurezza, della loro fiducia in sè stessi, il tutto accompagnato da American Idiot che ci casca proprio a fagiuolo. Su questo primo posto nessuno aveva dubbi, pompati ogni mattina dalle bandiere a stelle e strisce che sventolano orgogliose, dall’inno nazionale recitato all’inizio di ogni giornata e dal mantra ripetuto all’infinito Voi siete i migliori – God bless America, gli studenti amerrigani carichi delle loro certezze restano fermi lì, tra gli ultimi posti di tutte le classifiche che realmente contano, in attesa che superman arrivi a salvarli.
Se avevate dei dubbi sulle vostre mete future, questo documentario ve li toglierà tutti. Quando avrò un pargolo altro che Stati Uniti, si va al freddo, drittidritti in Finlandia.

Visto con: il ricordo dell’adorata maestra Vittoria

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...