God bless America

Stati Uniti, Frank passa la sua vita diviso tra un ordinario lavoro circondato dalla mediocrità dei discorsi dei colleghi, le serate a casa avvolto da un mal di testa pressante che lo porta ad immaginare di uccidere la coppia di vicini con pargolo urlante che vive incollata di fronte ad un televisore mai spento, e le telefonate all’ex moglie nel tentativo di convincere la viziatissima figlioletta a fargli visita. Ennesimo giorno al lavoro, un giorno come un altro dove le chiacchierate in ufficio non si elevano mai al di sopra della banalità e dei racconti ‘ma l’hai visto ieri in tv?’, Frank però ora non ne può più e mentre inveisce contro il collega che rientra nella categoria dei tv rincoglioniti, viene interrotto dal capo che gli comunica il suo immediato licenziamento poichè inviando dei fiori alla cicciotta della reception – nell’ovvio tentativo di un romantico corteggiamento – è stato accusato di molestie sessuali. Come se ciò non fosse abbastanza in seguito ad una visita per l’emicrania ricorrente gli viene comunicato da un dottore tutto fuorché empatico di avere un tumore fatale. Raggiunto così il punto del ‘peggio di così non può andare’ decide di dare sfogo all’ira repressa nei confronti delle persone, della nazione, del pianeta oramai popolato solamente di persone che non parlano d’altro se non di ciò che guardano in tv o leggono online, di giornalisti repressi che sfogano la loro insoddisfazione sparando a zero su chiunque, di quelli che godono nel prendere in giro il menomato di turno che va ai provini dei concorsi canori alla American Idol nell’illusione di essere una star, mondo popolato quasi esclusivamente di persone maleducate, cattive e ignoranti che prendono a modello di vita i personaggi della tv e dei reality show. Come sfogare questa rabbia, questa voglia giustizia, di rivalsa e di morte se non uccidendo? Inizia così la carriera da serial killer del frustrato Frank, primo obiettivo: uccidere la bionda e teenager protagonista di uno stupido reality show alla “Sweet sixteen” e Bang! senza troppo indugio e senza dire una parola la prima vittima è andata. Spettatrice entusiasta nascosta tra gli alberi è la giovane Roxy, corrispettivo adolescenziale e femminile dell’incattivito Frank. Tra i due nasce un’immediata complicità che li porterà ad unirsi in un lungo viaggio on the road per le strade dell’america più becera scandendo il tempo a suon di colpi di pistola più che giustificati con un solo obiettivo: uccidere tutte le persone che si comportano male.
Non c’è frase nel film che non mi segnerei su un foglio o che non sottoscriverei ciecamente, denso di perle e agghiaccianti osservazione su una popolazione che non è solo americana ma oramai globale.
E mentre lo guardavo pensavo ‘bene, e io chi ucciderei?’ su due piedi mi sono risposta: Tutti quelli che attendono e godono nel profondo dicendo ‘tel’avevodettoIio’ (ma Chi te l’aveva chiesto?!), tutti quelli che mettono mipiace a ciò che hanno pubblicato (ma l’ho capito pirla che ti piace se l’hai appena pubblicato,Pirla!), quelli che alla battute rispondono con un improbabile, effeminato ed imbarazzante ‘hihihi'(se devi ridere ridi se no taci),  tutti quelli che quando ti salutano non ti guardano in faccia e tutti quelli che ora non mi viene ma sono tanti.
Con la scarica di adrenalina data dallo sfogo dei due bonnie and clyde dichiaratamente non politically correct, senza pensarci un secondo metto questo film drittodritto nella mia personale classifica dei film migliori dell’anno, divertente, spassoso, crudele, immorale e incisivo, da vedere e rivedere.

Visto con: un ghigno stampato in faccia

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