Les amours imaginaires

Montreal, ad una cena tra amici compare un nuovo ragazzo, il biondo boccoloso Nicolas che con fare sicuro di sé e sorriso ammaliante attira l’attenzione dei due amichetti Francis e Marie che nascosti in cucina a sguardi alterni se lo mangiano con gli occhi. Lei, sigaretta dipendente elegante anche in mezzo ad un bosco e fanatica del vintage e lui, ghei acidulo con capello alla James Dean non dichiarandosi apertamente il comune intento iniziano a contendersi le attenzioni del vanesio biondino. Da qui prendono il via una serie di incontri a tre in cui i due ora forse non troppo amici vengono illusi con attenzioni mezzi baci improvvisi slanci d’affetto e flirt dall’adone riccioluto che si finge inconsapevole ma in realtà divertito e lusingato dell’oramai evidente amore-ossessione dei due. Il racconto di questo menage a troi basato su un amore immaginario e mai consumato è intervallato da monologhi in cui giovani ragazzi raccontano le loro storie finite e i tormenti che ne sono seguiti, e lo fanno con una tale genuinità da farle sembrare autentiche interviste, tra questi la migliore è indiscutibilmente la ragazzetta con nasone ed occhiali che con triste autoironia racconta l’ossessione al limite dello stalking per l’ex ragazzo attraverso racconti in cui noi tutti ci rivediamo.Il film nonostante tratti il tema dell’amore non si prefigge di spiegarci o insegnarci cos’è in tutte le sue sfacettature ma con eleganza ci apre, tramite realistiche confessioni e un triangolo amoroso carico di aspettative e speranze, ad uno scorcio su relazioni che ci hanno visto e forse ci vedranno partecipi, poichè a chiunque è successo di essere travolto da delle relazioni nelle quali l’altro ignorava la portata del nostro sentimento, o addirittura ci si è innamorati di persone che quasi non sapevano della nostra esistenza o ci si è fatti dei lunghissimi film in testa. Il rischio in questi casi è di rovinare un rapporto consolidato a favore di un sentimento che ci rende schizofrenici instabili e insicuri, ma forse si può ancora tornare indietro, ci si può rendere conto che quello che si vive per quanto reale sia non è altro che una fantasia, e ristabilire l’amicizia profonda

La trama e la lingua francofona vi porteranno certamente alla memoria il celebre Jules e Jim o il più recente The dreamers, ma la citazione forse non è poi così velata visto il cameo del più bel nasone del grande schermoNon so se lo sapete ma l’attore che interpreta Francis è anche regista sceneggiatore produttore costumista e quant’ altro della pellicola, alla sua seconda opera da direttore-protagonista e con entrambi i lungometraggi presentati a Cannes (il primo vincitrice di ben tre premi) afferma la sua presenza non più nelle grandi promesse ma tra coloro che sono già arrivati a fare dei loro film degli stili. Impeccabili le scelte dei costumi e dei colori come della colonna sonora che spazia da brani di Bach e Wagner alla ripetuta Bang Bang cantata da Dalida a ricercati pezzi contemporanei ed elettronici, si potrebbe dire che Xavier Dolan non ne sbaglia una, e forse questo unito all’ovvio e mai nascosto egocentrismo potrebbero portare ad una più che forte antipatia. Ultimo dettaglio decisamente non trascurabile Xavier è nato nel 1989, al tempo dell’uscita del film aveva 21 anni, e ho detto tutto. Bravò

Visto con: una vaschetta di gelato in mano

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