Porco rosso

Guarda! un maiale che voolaa! Niente battute, la trama è proprio questa.
Italia mussoliniana, tra i cieli dell’Adriatico Marco Pagot, ex aviatore dell’esercito italiano, dopo un misterioso incidente assume le sembianze di un maiale baffuto ma questo non ferma la sua voglia di volare e sempre accompagnato dal luccicante aereo rosso si trasforma in un temibile cacciatore di teste, più precisamente di pirati dell’aria. Tra questi i più birbanti sono il gruppo Mamma mia che non riuscendo più a saccheggiare le grandi navi indisturbato, per sconfiggere il temibile Porco si avvale di un asso dell’aviazione americana. Il narcisista aviatore hollywoodiano con un attacco a tradimento colpisce e distrugge l’amato aereo rosso. Il nostro maialoso Marco è così costretto a recarsi nella vicina Milano per ripararlo, e una volta arrivato all’officina Piccolo incontra la giovane new entry, Fio la squillante nipotina del proprietario, che dall’alto della sua inseperienza e intraprendenza si propone di rimettere a nuovo i resti del velivolo. Porco, temendo di essere raggiunto dai soldati fascisti fa accelerare le riparazioni e grazie alle donne della famiglia Piccolo che come piccole formichine operaie in quattro e quattr’otto risistemano l’aereo è pronto per riprendere il volo accompagnato dalla nuova amichetta Fio. Scampato ai neri soldati il povero Marco però non è ancora libero, avrà un ultimo duello da affrontare prima di ritornare alla sua sperduta isoletta: sfidare nuovamente il saccente americanaccio, ma questa volta la posta in gioco sarà ancora più alta. In quest’intrigo di battaglie aeree, inseguimenti e pirati non può non inserirsi la figura di una bellissima donna: l’affascinante e sofisticata Gina, cantante di night club che nonostante il nuovo aspetto maialesco dell’amato aviatore vive nell’attesa e nella speranza che questo la scelga e la rapisca in volo.
Ma non sarà mica come nei film disneyani? sarà il bacio dell’innamorata Gina a rompere l’incantesimo? Non esattamente.. ma il finale tranquilli non ve lo svelo, anche perché è rimasto segreto a tutti!
Come da consiglio l’ho visto in lingua originale e posso confermare che con il contrasto tra parole jappe incomprensibili e ambientazione italica sottolineata dai nomi (Maria, Gigliola, Marietta..) e da scritte mezze sbagliate il tutto diventa ancora più divertente e assurdo di un di per sè già stravagante maiale occhialuto che non si lascia mai sfuggire un apprezzamento erotico.
Ad una prima lettura potrebbe sembrare una tipica storia alla Miyazaki: animali, bambini e strane avventure e invece in quest’animazione c’è molto di più, la storia ambientata nel periodo fascista lascia al baffuto porco la voce della protesta, della libertà senza padroni e senza legge, dell’anarchia: ‘Meglio maiali che fascisti!’.
Dai ritratti dei personaggi ne emergono degli uomini in fondo un po’ bambini e capricciosi con un costante debole per le donne, rappresentate attraverso delle figure emancipate, vitali e affascinanti. E il mio amore si rinnova: Miyazaki ❤
Ma ricordatevi che ‘un porco che non vola è solo un porco’.

 Visto con: Egidio che quasi si commuove

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